RIPARTE LA CAMPAGNA SI SOSTEGNO ALLO STORICO RIBELLE (EX-BITTO STORICO)

BLOG UFFICIALE DEI RIBELLI DEL BITTO (SOCIETA' VALLI DEL BITTO BENEFIT)
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venerdì 21 agosto 2015

Rivelazioni dei "ribelli": Eataly nuove gaffes sul bitto



Eataly non ne esce dalla questione Bitto. Ad ogni giro di "correzioni", "spiegazioni", "giustificazioni" si conferma che c'è qualcosa che non quadra. Non quadra con quel ruolo di "ambasciatrice del gusto" di cui Eataly si arroga  fingendo persino di sostenere la filosofia di Carlin Petrini del "buono, pulito e giusto".

Ma i "ribelli del Bitto" possono smentire carte alla mano che Eataly sia coerente con tale filosofia.  Distinguiamo però quello che riguarda il Bitto in generale e il Bitto dop in particolare da quello che riguarda il Bitto storico. Vediamo prima ciò che riguarda il primo. 

Non ci siamo. Non si presenta il bitto così

Il Giorno (vai a vedere) ha svelato l'origine del Bitto venduto nel negozio Eataly di NY. E' valtellinese ed è dell'azienda di Berbenno che carica l'alpe Prato Maslino, l'unico bitto bio, come avevamo noi stessi indicato nel post del 16 agosto (vai a vedere). 




Peccato che, come dimostra la foto sotto riportata da il Giorno, la forma in questione, sia per l'assenza di elementi di identificazione che per la tipologia della crosta, non trasmetta al consumatore una corretta idea di come deve essere e presentarsi il Bitto.

Eataly ha giustificato il cartellino con la dicitura "Beeto" dicendo che si tratta di "educazione fonetica" del consumatore (non rendendosi conto di quanto sdrucciolevole e insidiosa è la strada della storpiatura delle denominazioni di origine Dop proprio dove la legge europea non può proteggere da abusi).Il fatto che le leggi americane non impongano il rispetto delle norme con cui in Europa deve essere presentato un prodotto Dop non significa che esse non debbano essere rispettate. Un qualsiasi negozio Usa farà quello che gli pare, Eataly - invece - che si presenta come un'istituzione (e che ottiene evidenti appoggi politici in Italia) non può permettersi di essere meno rigorosa. Anzi, proprio per "educare" il consumatore americano dovrebbe essere ancora più attenta.

Il disciplinare di produzione del Bitto dop (vai a vedere) prescrive: "Aspetto esterno: crosta compatta di colore giallo paglierino che diventa più intenso con la stagionatura, di spessore compreso fra 2 e 4 millimetri"

Che il Bitto della foto, sia pure valtellinese, corrisponda al Bitto dop nel suo aspetto esteriore (che è ciò che il consumatore coglie con la vista) lasciamo decidere a lettori.

Saranno la ditta fornitrice, Eataly e il Consorzio ufficiale di tutela del bitto (Ctcb) di Sondrio che dovranno chiarire le cose tra loro.

Noi del Bitto storico non siamo direttamente implicati nella questione anche se non ci fa certo piacere che l'immagine del Bitto in generale, in questa storia di Bitto piemontese, Beeto, Bitto con aspetto non da Bitto (e senza elementi di identificazione della Dop), non ne esce certo bene.

I veri amareggiati sono i produttori storici del Bitto, presidio simbolo di Slow Food

Ma le cose non finiscono qui. E' Eataly che maldestramente chiama in causa direttamente il Bitto storico presidio Slow Food commettendo un grave errore perché in questo modo offre il destro ai produttori del Presidio Slow Food che rivelano il loro rapporto con Eataly. 

Dice Dino Borri, head buyer Eataly Usa interpellato da Il Giorno: "Le parole che ho letto in questi giorni mi hanno personalmente amareggiato. Sono quasi 20 anni che cerco in tutti i modi di portare avanti la filosofia del "buono, pulito e giusto".   



Paolo Ciapparelli, il guerriero del Bitto

In questo modo Borri chiama in causa Slow Food, Petrini, i presidi. Forse non sa che i produttori del bitto storico sono non solo amareggiati, ma amareggiatissimi (per non dire altro) nel confronti di Eataly. Il Bitto storico da 15 anni è un presidio simbolo della chiocciola ma Eataly cosa fa?




Per anni nel negozio di Torino a Eataly si sono proiettati video con il Bitto storico e con il "guerriero del bitto" (Paolo Ciapparelli) senza che il Bitto storico venisse acquistato. Poi con l'inaugurazione del negozio allo Smeraldo a Milano sembrava si aprisse la possibilità di un rilancio di rapporti. All'ingresso del grande negozio c'è una maxi mappa della Lombardia con i "prodotti di eccellenza". In Valtellina sono collocati Sfurzat (il vino della Negri) e il Bitto storico. Peccato che il Bitto storico non sia in vendita. E come mai? Perché l'azienda del Farinetti tanto segue la filosofia millantata da Borri che voleva imporre ai produttori del Presidio Slow Food un prezzo sottocosto. Insomma il filantropo Farinetti voleva aiutare i produttori del Presidio Slow Food a ... morire (per chi fosse interessato ci sono le "carte" a cantare" su questa vicenda). Il filantropo Farinetti, vate dell'agroalimentare di eccellenza, acquista Bitto dop, ovvero quello che - con una modifica del disciplinare di produzione, formalizzata nel 2006 dopo 10 anni di dop - utilizza i mangimi e i fermenti industriali e può anche non usare una goccia di latte di capra. Il tutto in spregio alla tradizione (motivo per cui i "ribelli" si sono resi autonomi e hanno costituito il Presidio Slow Food).  


Forse sarebbe stato meglio tacere.




mercoledì 19 agosto 2015

Eataly NY versus Bitto. Perseverare è diabolico

Dopo le roventi polemiche e gli sfottò su Eataly (e il guru Farinetti) nel negozio Eataly di New York è stata praticata una "correzione" alle gaffes che massacravano l'immagine del Bitto (segnalata da il Giorno). Però nel tentativo di mettere una pezza ai allarga la falla dimostrando che il difetto... è nel manico.

Da un presunto Bitto indicato come piemontese, ma dall'aspetto "giusto" (vedi post precedente di ribellidelbitto), si è passati - stando alle foto riportate da il Giorno - ad un non Bitto indicato ora come lombardo ma dall'aspetto... piemontese. La telenovela di Eataly New York, la più grande vetrina del Made in Italy continua. 

Saremo "incazzosi" e ribelli ma chi se ne intende di formaggi non potrà non convenire sui nostri rilievi, di natura squisitamente tecnica. 

Nel Bitto la crosta si presenta sottile e gialla, si ispessisce e assume una colorazione scura (ma uniforme) con l'invecchiamento (parliamo di anni). E' il risultato di una costante raschiatura a secco che fa parte integrante del ciclo di produzione del Bitto. La crosta pulita (anche per evitare i danni degli acari) è un vanto e un emblema del Bitto. E costa fatica mantenerla. 



Nella foto del Beeto di Eataly New York (a sinistra) la crosta (e la pasta) hanno le caratteristiche del vero Bitto. Nella foto a destra, con il cartellino corretto) la crosta denuncia in modo lampante che non si tratta di Bitto. Cosa ci racconta questa crosta? 

1) Che le efflorescenze fungine di colore grigio chiaro su una morchia di colore bruno-rossiccio non sono state eliminate come avviene nella stagionatura del Bitto; 





2) Che il formaggio in questione è stato mantenuto in ambiente molto umido e/o trattato con spugnature, tutto il contrario di quanto avviene nella cura del Bitto.

Paradossalmente il primo "Bitto" (ma senza le etichette e i marchi ufficiali del Consorzio Ctcb e del Consorzio bitto storico non è possibile qualificarlo tale in ogni caso) era credibile e lombardo, sia pure indicato come Piemontese, il secondo indicato come "Lombardo" presenta una crosta tipica di alcune tome (come quella di Gressoney o alcune piemontesi).




Bitto dop del Consorzio Ctcb

Aggiungasi che il mantenimento del formaggio in un ambiente molto umido e l'attività fungina stessa agiscono nel senso di accelerare la maturazione e l'intensità organolettica. Fattori di cui il Bitto non ha assolutamente la necessità perché punta sulla lunga stagionatura. Un formaggio con la crosta di quello venduto da Eataly NY come "Bitto" non dovrebbe avere il diritto di chiamarsi tale. 



Bitto dop "Valli del Bitto" (menzione precedente a "Bitto storico") con il colore scuro della crosta che viene assunto dopo non pochi anni di stagionatura

n.b. Il Bitto per essere tale e non tarocco deve o avere il marchio bitto e la pelure rossa (Consorzio Ctcb) o, vergata a mano con inchiostro di mirtillo, la dicitura "Bitto storico" e provenire da uno dei 12 alpeggi ufficiali il cui nome (Bomino soliva, Ancogno soliva, Parissolo, Cavizzola, Trona vaga, Trona soliva, Valvedrano, Pescegallo , Foppe, Varrone, Orta vaga, Orta soliva) è impresso sullo scalzo insieme al bollo Ce e alla data. In assenza di questi elementi trattasi di taroccatura. Siamo sempre in attesa di giustificazioni a questi rilievi da parte di Eataly.

domenica 16 agosto 2015

Eataly New York: una serie di gaffes sul Bitto


Nel negozio Eataly di New York il Bitto vittima di una serie incredibile di gaffes che la dicono lunga sul mito di Oscar Natale Farinetti "salvatore della patria" del Made in Italy e delle eccellenze alimentari artigianali. Per di più le gaffes riguardano un prodotto che è uno dei più prestigiosi presidi di Slow Food.   In questi giorni un morbegnese in visita a New York è passato dal celebrato negozio Eataly, una delle meraviglie della mela, sic. Ha scattato un paio di foto prontamente inviate al Centro del bitto di Gerola alta chiedendo lumi sul "bitto piemontese". Le foto sono state postate e ne è derivata una grandinata di commenti indignati.

vai alla pagina fb del bitto storico

Va bene che gli Usa sono la madre di ogni taroccatura e storpiatura dei prodotti alimentari italiani ma che a incentivare il malcostume sia Eataly di Farinetti... 
Analizziamo le foto. Qui c'è una forma di quello che  a giudicare dal colore, dallo scalzo, dall'occhiatura parrebbe senz'altro Bitto. Se non che, per facilitare la pronuncia il nome viene storpiato in Beeto. Invenzioni estemporanee di cui non si sente proprio il bisogno visto che molti in mala fede in Usa se ne approfittano.
In più si legge anche "Piemonte" come regione di origine del prodotto.  Piemonte? Di annessionismi sabaudi ne abbiamo avuto abbastanza nel 1859. Cos'è questa nuova "annessione" del Bitto, orobico e lombardissimo? 
Ma a ben guardare c'è dell'altro che non va. Si vede che il piatto è privo dell'etichetta rossa.


Non possiamo vedere se c'è o non c'è il marchio della dop ma la pelure non c'è. Quindi non è Bitto dop.


Le anime candide potrebbero pensare che sia Bitto storico l'unica altra denominazione legittimata ad utilizzare il nome Bitto in quanto Presidio Slow Food. Data la vicinanza tra la chiocciola e l'imprenditore parrebbe logico. Non è così. A parte che non c'è l'ombra di indicazioni circa la natura "storica" del Bitto in vendita (che viene peraltro denominato Heritage Bitto sul mercato internazionale), c'è un piccolissimo dettaglio: Farinetti non compra Bitto storico del presidio Slow Food perché... costa troppo. 
Sarebbe disposto ad acquistarlo sottocosto ma i produttori di essere "aiutati" a... morire da tale filantropo non ci pensano proprio. Quindi non è Bitto storico quello in vendita a Eataly a New York. E allora cos'è? Quello della foto sopra può essere Bitto ma non può essere venduto come Bitto a meno che... si voglia incentivare la fiera americana del gioco al massacro delle denominazioni d'origine.




Non è finita. Il formaggio "Piemontese" venduto come Bitto è qualificato anche come "biologico". Fatto molto strano e dubbio perché c'è una sola azienda che produce Bitto dop a Berbenno (alpe Prato Maslino) ed è aderente al Consorzio, quindi il prodotto dovrebbe avere l'etichetta rossa.
Dulcis in fundus guardate un po' voi se questo Bitto, piemontese e bio venduto porzionato vi sembra uguale alla forma di prima. Molto chiaro, senza occhiature, crosta sottilissima e pare anche di leggere una lettera sulla crosta (che non è quella del marchio dop).
A fianco di questo "bitto" un Vezzena di Lavarone, nota località trentina, anch'esso qualificato piemontese. Non è una svista quindi ma un errore ripetuto (ed errare è umano mentre perseverare....).
In due foto una collezione di cose che non vanno. Invece di promuovere una corretta conoscenza del Made in Italy caseario d'eccellenza si contribuisce alla confusione. 





lunedì 28 novembre 2011

Bitto storico news (2) - novembre 2011

  il Bitto storico sempre più proiettato 

nell'empireo della qualità mondiale


di Michele Corti

 

Bitto storico a New York, a Hong Hong, alle aste di Parigi. Il mondo si sta accorgendo che nel campo dei formaggi c'è un'eccellenza che può giocare un ruolo che sino ad ora hanno svolto esclusivamente i grandissimi vini.

 

Sommario



Durante la conferenza stampa svoltasi il 18 novembre il comm. Emilio Rigamonti, (bresaola) presidente del Distretto Agroalimentare provinciale ha ammesso che "... è piuttosto strano che all'interno di una mostra che punta i riflettori innanzitutto sul Bitto manchino da così tanto tempo i produttori storici...". Rigamonti auspica quindi una "pacificazione". In ogni caso il contratto che affidava al Distretto Agroalimentare la gestione della Mostra del Bitto è scaduto e le dovrà farsi avanti qualcun'altro con delle proposte. Che la Mostra del Bitto debba tornare tale per non dover cessareè abbastanza scontato, che si debba abbandonate la localizzazione al chiuso nel Polo fieristico è altrettanto scontato. Il successo di manifestazioni come Cheese a Bra, ma della stessa Formaggi in Piazza a Sondrio indica chiaramente quale sono le formule che il pubblico apprezza, formule che attirano visitatori ma senza dimenticare la qualità. La Mostra del Bitto in realtà era diventata una fiera generalista senz'anima che semmai rappresentava una vetrina asettica per la produzione industriale. I produttori storici sono interessari a partecipare ad un evento che abbia il coraggio di tornare alle origini, di essere il luogo di un incontro gioioso e spontaneo tra il mondo degli alpeggi e quella componente di consumatori, di turisti che è interessata a conoscerlo più da vicino, disposta anche a riconoscere ad una qualità specifica, a dei formaggi "gran cru" il prezzo in grado di remunerare la fatica, l'abilità, la passione, le competenze di pastori, casari, affinatori. Per vedere il formaggi dietro le vetrine e per collezionare depliant tanto vale farlo alla Fiera di Milano. Se a Morbegno qualcuno avrà il coraggio di voltare pagina e di coinvolgere in una rivisitazione storica quelli che sono i referenti naturali: i produttori storici del Bitto allora questi ultimi non si tireranno indietro.

Giovanni Guffanti (nella foto sopra) in occasione del Food Day  (lunedì 24 Ottobre ) presso Eataly a New York ha aperto una forma 'storica' di Bitto storico, prodotta in una data fatidica. La cosa ha suscitato ovviamente un interesse particolare. Il pubblico che ha affollato il negozio Eataly era mosso da realmente interesse per cibi  si qualità indiscutibile ovvero prodotti healthy e derivati da produzioni ecosostenibili. Ovviamente la parte del leone l'ha fatta il Bitto storico dell'11 settembre 2001 che ha attirato la curiosità di molti per la celebrazione ed il ricordo dei 10 anni dalla tragedia delle torri gemelle ma che ha permesso di far conoscere (e degustare) un prodotto che per ingredienti e modalità di produzione rispondeva esattamente al manifesto del Food Day voluto dal presidente Obama. Oltre al pubblico ed ai giornalisti, in occasione del taglio del Bitto erano presenti:
Alex Saper (ceo Eataly NYC), Joe Bastianich (socio Eataly NYC e protagonista di "Master Chef" su Sky), Nicola Farinetti (socio Eataly NYC e figlio di Oscar ideatore di Eataly), Dino Borri (direttore Eataly NYC), Amy Bjork (responsabile eventi Eataly NYC). Un commento si impone a questo punto. Eataly a New York ha utilizzato l'immagine del bitto storico ma nei negozi Eataly in Italia non ne promuove la vendita. Ovviamente è più facile vendere formaggi a prezzi "normali" ma da chi si presenta come vetrina delle eccellenze italiane un po' più di impegno si potrebbe aspettarselo. Un caloroso complimento invece a Guffanti che nel Bitto storico crede in modo convinto da tempoò.



La forma della foto sotto è una di quelle eccezionali. La "decana" è l'ormai famosa forma del 1996 battuta a 2.299 € all'asta di Bra, a conclusione di Cheese. Questa che vedete sotto, aperta e in parte già confezionata sotto vuoto sta per essere spedita ad Hong Hong. La ditta di import ne ha acquistati 4 kg più altri kg di forme meno vetuste. Ho voluto riprendere, anche a beneficio degli estimatori di questo formaggio-mito da vicino la superficie in modo da far apprezzare la tessitura, il disegno della pasta, perfettamente sana.


La forma della foto sotto (annata 2004) invece  sta per essere spedita alla casa d'aste parigina Artcurial agli Champs Elysees. Il 16 dicembre ci sarà un'asta dei migliori cibi del mondo con la presenza e supervisione di Alain Ducasse. La forma del 2004 ha una base d'asta di 1000 €. Vedremo a quanto sarà battuta.




L'aumento di capitale è stato deliberato il giorno 27 novembre dall'assemblea straordinaria della Valli del Bitto trading spa.  Il capitale passa da 363mila a 1milione e 89mila€. Quanto agli altri punti importanti all' Odg si regista la decisione di mantenere il nome della società (valli del Bitto trading spa). In molti si è insoddisfatti di questo nome che i nemici del bitto storico hanno spesso usato (e usano) strumentalmente (facendo leva sull'incongruenza di quel "trading" per una società che si proclama etica - e che può dimostrarlo conti alla mano - a differenza di tante false Onlus. La discussione verteva sia sul "trading" che sul riferimento alle "Valli del Bitto" ormai superato dai fatti e dalla storia dal momento che la denominazione "Bitto storico" si è imposta autorevolmente divenendo motivo di fascino e prestigio (e al tempo stesso sinonimo di eroica resistenza casearia). Le considerazioni sugli inconvenienti legati al cambio di denominazione a fronte di una non chiara nuova soluzione hanno però consigliato di soprassedere (ma solo per il momento). Tutte le decisioni sono state prese in uno spirito di grande coesione e concordia.
FATEVI E FATE UN REGALO DI NATALE ETICO
Tanti parlano di cibo di qualità, di eccellenza, persino pulito e giusto. Il bitto storico è tutto ciò. Lo è stato e continua ad esserlo con coerenza. E, in un mondo di ipocrisia e di vuota immagine (il marketing) è stato ferocemente combattuto. Combattuto in tutti i modi perché la sua stessa esistenza mette in discussione le pretese millantate da tanti che si sono impadroniti di parole come "tipicità", "tradizione", "montagna", "alpeggio".  I produttori del bitto storico hanno bisogno di aiuto. Il modo più concreto è sottoscrivere azioni della società etica che rappresenta il braccio commerciale (senza scopo di lucro) dei produttori. La società è partecipata dal Consorzio dei produttori e dai singoli produttori stessi.  La Valli del Bitto trading riconosce loro, a fronte del rispetto delle norme autenticamente tradizionali di produzione, un prezzo etico di 16€ al kg per il prodotto fresco. Il bilancio della società sta li a dimostrare quanto affermiamo e chi vuole può verificarlo di persona con le apposite visure camerali (reg. impr. Sondrio 00815750146, REA 61732 ).
E ricordate: solo le forme autografate dal casar-artista e dal presidente Paolo Ciapparelli sono forme autentiche di Bitto storico.
COME DIVENTARE SOCI
Tutte le richieste di divenire soci entro l'anno solare 2011 consentiranno di partecipare all'assemblea sociale ordinaria del prossimo aprile. Per divenire soci basta effettuare il bonifico bancario (150€ mo multipli), compilare e spedire il modulo sotto riportato.
VENUTO A CONOSCENZA CHE LA SOCIETA’ VALLI DEL BITTO TRADING SPA CON SEDE IN  VIA NAZIONALE , 31 23010 GEROLA ALTA (SO) HA DELIBERATO L'AUMENTO DEL  CAPITALE SOCIALE

IL SOTTOSCRITTO…………………………………..................NATO A……………...............…......

IL…………............ RESIDENTE  IN ……………………....................VIA……………....................

C.F…………………..................…  TEL…………….............……EMAIL……...................……………

A CONOSCENZA CHE L’ATTUALE VALORE DI OGNI AZIONE E’ DI € 150,00
CHIEDE  DI POTER  SOTTOSCRIVERE  N°……….. AZIONI  
PER UN TOTALE DI  € …………….........DICOSI  € ……………..........................................…………

BANCA DI APPOGGIO CREDITO VALTELLINESE AGENZIA MORBEGNO
IBAN    IT50  H 05216  52230  0000  0000  4681

DICITURA PER LA BANCA:   VERSAMENTO PER SOTTOSCRIZIONE N° ……. AZIONI 
SOCIETA’ VALLI DEL BITTO TRADING SPA SEDE GEROLA ALTA 

Modulo da copiare e incollare e da inviare via email dopo aver effettuato il bonifico a:
 info@formaggiobitto.com  (potete allegare la ricevuta del bonifico, ma non è indispensabile)

lunedì 17 ottobre 2011

Il Bitto storico a New York per il Food day e il decennale delle Torri

(17.10.11) Il 24 ottobre una forma di Bitto storico orobico prodotta l'11 settembre 2001 all'alpe Ancogno soliva (Mezzoldo, Bg) sarà aperta nel corso di una cerimonia particolare da Giovanni Guffanti a Eataly a New York


di Michele Corti

Il Bitto storico non finisce mai di stupire. Entra sempre più nella storia diventando protagonista del Food day a New York e stupendo gli americani (e non solo) con una forma prodotta il giorno dell'attentato alle Torri gemelle Qualche giorno fa una forma di Bitto storico molto particolare è stata ritirata dalla celebre ditta Luigi Guffanti di Arona (No). È destinata a sorvolare l'Atlantico e ad essere  protagonista di un'altra storia unica, dopo la fantastiva asta di Cheese in cui una forma di Bitto storico del 1996 è stata battuta a 2.200 €, dopo la spedizione con gerle e asino dei ristoratori bergamaschi che hanno valicato a piedi le Orobie per rifornirsi di Bitto storico al "Santuario del Bitto" di Gerola alta. Per questa nuova storia conosciamo in anticipo la data: lunedì 24 ottobre e la location:  la struttura Eataly a New York.

Bitto storico protagonista del Food day
Cosa succederà il Il 24 ottobre? La data è stata dichiarata dal presidente Obama, Food Day a livello nazionale negli U.S.A. nell'ambito di una campagna per promuovere abitudini alimentari più sostenibili e più salutari basate sulla scelta di alimenti qualitativi. Dio solo sa quanto ce ne sia bisogno considerando che l'americano medio ingurgita due quintali di carne all'anno. Considerando anche che gli U.S.A. non solo contribuiscono direttamente in modo spropositato all'inquinamento e alla distruzione di biodiversità determinata dai sistemi agroindustriali ma che - grazie alla loro egemonia mediatica - continuano ad esportare modelli culturali che inducono i paesi emergenti a seguire il modello di consumo 'occidentale'. Con conseguenze esiziali per il pianeta.

Eataly a New York sarà una delle location più importanti del Food day. Per questo evento Giovanni Guffanti (cinque generazioni di affinatori di formaggi) è stato chiamato rappresentare i formaggi italiani. In quell'occasione Giovanni taglierà un Bitto storico prodotto l'11 settembre del 2001. prodotto dal maestro casaro Carlo FDuca all'alpe Ancogno Soliva (Mezzoldo, Bg).  Sarà un evento nell'evento in forza del significato che questa data riveste per gli Americani e del fatto che la cerimonia avverrà nel decennale dell'attentato alle Torri Gemelle (e nell'anno in cui è stato eliminato  Bin Laden).

Ambasciatore nel mondo 'bestia nera' a casa
Il tutto mentre il Bitto storico - già dichiarato fuorilegge per 'oltraggio' alle regole della burocrazia del gustoovvero delle Dop omologate e autotaroccate - continua ad essere oggetto dell'ostracismo di Comuni, Comunità Montana, Provincia, Regione Lombardia, Ministero dell'agricoltura, Commissione Europea. Nonostante ciò il Bitto storico si presta di buon grado a svolgere il ruolo di prestigioso ambasciatore di  cultura del gusto. Ambasciatore delle Orobie, della Lombardia, dell'Italia, dell'Europa. A costo zero. Un fatto che dovrebbe essere oggetto di meditazione in tempi di austerità. Un'austerità che pare non valere per le spese nella promozione istituzionale che collettano milioni di euro attraverso le macchine di agenzie pubbliche e private desiderose di autoperpetuarsi e di continuare a gestire e ridistribuire fiotti e rivoli di  spesa pubblica con criteri che oggi appaiono sempre meno tollerabili.

Così le istituzioni perdono credibilità
Ieri sera si è chiusa a Morbegno la Mostra del Bitto (quello senza blasoni storici) dove, a parte l'assenza di importanti realtà della casearia valtellinese (Chiuro, Carnini), l'attrazione principale era lo spazio dedicato allo sci e allo snowboard in funzione promozionale della prossima stagione dell'industria della neve.  A dimostrazione che il 'modello valtellinese' (con i generosi finanziamenti di Regione Lombardia), continua a puntare su un turismo che significa solo neve e su un alimentare che significa in larghissima misura solo trasformazione industriale di materie prime prodotte altrove: la carne di zebù sudamericana, le farine da pasta e dolci globali (compreso il grano saraceno), la frutta da confetture (compresi i piccoli frutti) globale, i funghi globali ecc. Se poi pensiamo a quanti mangimi, soia ogm sudamericana e foraggi importati da Italia, Francia e Spagna vengono utilizzati per produrre gli stessi formaggi Dop valtellinesi ...
Turismo rurale e prodotti rurali, legati sul serio alla cultura, all'ecologia, alla tradizione del territorio, sono dei fastidiosi incomodi in questo panorama in cui la montagna, la tradizione devono essere consumate come icone al servizio di una cultura industrialista.