RIPARTE LA CAMPAGNA SI SOSTEGNO ALLO STORICO RIBELLE (EX-BITTO STORICO)

BLOG UFFICIALE DEI RIBELLI DEL BITTO (SOCIETA' VALLI DEL BITTO BENEFIT)
La Società valli del bitto benefit è la forma organizzata, in grado anche di svolgere attività economica a sostegno dei produttori. Sono soci della "Valli del bitto benefit" i sostenitori (con ruoli di finanziatori/collaboratori volontari/consumatori), i produttori, i dipendenti Per associarsi basta acquistare una sola azione dal valore di 150 € per info: 334 332 53 66 info@formaggiobitto.com. Aiutaci anche anche acquistando una forma in dedica o anche solo un pezzo di storico ribelle vai allo shop online
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domenica 21 aprile 2013

Assemblea Valli del Bitto


 "Valli del Bitto" una spa etica che dovrebbe trovare imitatori

Dall'assemblea della Valli del Bitto spa tante importanti novità e annunci, un entusiasmo inossidabile dei soci ma anche la denuncia di un comportemento inaccettabile di un funzionario di regione Lombardia



(Gerola alta - SO - 21.04.2013) Si è svolta oggi l'assemblea della Società Valli del Bitto spa. La Valli del Bitto è una spa molto particolare. Una società che è un esempio di sostegno collettivo (community supported agriculture, dicono in America) ai piccoli produttori artigianali minacciati dalla standardizzazione industriale. La Valli del Bitto rappresenta  il braccio commerciale del Consorzio salvaguardia bitto storico che raggruppa i 14 alpeggi "ribelli" che continuano a produrre il Bitto (un formaggio, quello "della valle del Bitto", celebrato già nel XVI secolo) come una volta: senza fermenti industriali, senza mangimi, aggiungendo latte della capra autoctona di razza Orobica, mungendo a mano, curando il regime del pascolo con l'attenzione di un tempo. Un miracolo possibile grazie al sostegno di Slow Food e a quello di ben 92 soci che hanno versato di tasca loro 412 mila €, non per una speculazione, ma per difendere un patrimonio collettivo, un patrimonio storico, culturale e gastronomico. Di fatto i 92 soci della Valli del Bitto hanno deciso di "autotassarsi" per sostituirsi alle istituzioni che, non solo non hanno fatto nulla per salvare e valorizzare un formaggio che si è conquistato una reputazione mondiale, ma hanno fatto di tutto per farlo scomparire, per allinearlo (al basso) con il mediocre (detto dai principali critici gastronomici itaiani) Bitto del Consorzio. 

Una presenza di soci più numerosa degli anni scorsi

I soci che hanno gremito il piccolo Auditorium del Centro del Bitto di Gerola alta hanno ascoltato in silenzio la relazione del segretario, il commercialista morbegnese Simone Martinalli. Martinalli ha dovuto comunicare che anche quest'anno il bilancio registra una perdita dell'ordine di 10mila €. Una perdita dovuta all'interruzione del trend espansivo delle vendite registratosi negli anni precedenti che ha determinato, pur in un contesto di contrazione di costi, il passivo di bilancio. Martinalli ha però regalato ai soci una piccola sorpresa: l'attribuzione ad ogni socio di un buono, equivalente in valore all' 1% del capitale versato, per il ritiro di prodotti  (Bitto storico, "latteria" prodotto dai casari del bitto storico in inverno, burro, mascherpa, formaggi "alleati" delle Orobie bergamasche). È seguita la votazione con la quale all'unanimità è stato approvato il bilancio.


La lunga relazione del presidente Ciapparelli

Paolo Ciapparelli (da molti anni in trincea per difendere questo formaggio unico dall'omologazione industrialista), prendendo la parola in veste di presidente, non ha nascosto la commozione per la fiducia incrollabile che i soci ripongono nella società. Essa, anche nel 2012, ha visto l'adesione di nuovi soci, sempre più entusiasti. Ha subito anticipato di dover svolgere molti punti . Al di là degli aspetti commerciali sono stati toccati diversi temi "politici". Ciapparelli ha ricordato come la volontà della Società Valli del Bitto, tendente a rilanciare economicamente e socialmente la montagna e il paese di Gerola, abbia comportato un notevole sacrificio economico. "Ci siamo sostituiti alle istituzioni per fare promozione socio-economia del territorio pagando di tasca nostra e non abbiamo avuto neppure un riconoscimento per quello che abbiamo fatto" ha detto Ciapparelli.
Il presidente della Valli del Bitto spa ha proseguito riferendo che "Molti tra di voi mi chiedono perché insistiamo a mantenere questo Centro, con tanto di  negozio e di spazio per la cucina e le degustazioni, perché non spostiamo la vendita a valle dove potremmo facilmente moltiplicare per 3 o per 4 le vendite che, a Gerola, non potranno mai superare di molto i 100 mila €".  "Noi - ha continuato Ciapparelli - intendiamo tenere fede al nostro impegno, alla nostra missione. Però ci attendiamo un atteggiamento diverso dalle istituzioni, a partire dal comune di Gerola al quale abbiamo versato un canone di affitto di 200 mila € che non si giustifica con una logica commerciale dal momento che nel comune il commercio semplicemente non c'è".
A Gerola è in scadenza l'amministrazione comunale e Ciapparelli ha senza dubbio inteso lanciare un chiaro segnale. Il comune di Gerola ha un bilancio largamente in attivo grazie agli utili garantiti dalle centraline elettriche e, negli ultimi anni, ha finanziato opere (impianti sportivi, centro polifunzionalie) decisamente "fuori scala" e lussuosi. Il nuovo sindaco, chiunque esso sia, è avvisato: o ci saranno atti concreti a favore del Bitto storico o quest'ultimo prenderà in seria considerazione un "disimpegno" rispetto a Gerola.
Ciapparelli ha toccato anche il rapporto con le istituzioni: "Non abbiamo mai chiesto nulla ma d'ora in poi chideremo quello che spetta ai soggetti economici che operano nel campo delle produzioni agroalimentari tipiche e staremo a vedere le risposte delle istituzioni". Sul fronte di Slow Food, invece, il sostegno è - se possibile - sempre più forte. "Da Bra Carlin Petrini e Piero Sardo ci hanno concesso un privilegio unico: creare una Condotta Slow Food non su  base territoriale ma basata su un prodotto". "Si tratta di una straordinaria opportunità" ha proseguito Ciapparelli "che noi sapremo cogliere appieno, invitando tutti i nostri sostenitori e i nostri produttori a divenire soci di Slow Food e a creare una robusta Condotta del Bitto storico". Ciapparelli ha poi annunciato che è sua intenzione scommettere sui giovani e puntare su qualcuno a cui passare il testimone nel giro di pochi anni.


Al via i "Principi delle Orobie" pensando all'Expo

Il consigliere Michele Corti ha quindi riferito delle possibilità offerte dall' Expo 2015 e dalla concretizzazione del progetto "formaggi Principi delle Orobie". I "principi delle Orobie" stanno per divenire una realtà, un'associazione di imprese nel campo caseario a cui si aggregheranno imprese turistiche e operatori culturali".  Corti ha precisato che questa decisione è stata presa in una riunione il 9 aprile a Branzi. In questa riunione si è anche deciso di candidare i "Principi delle Orobie", o meglio le "vie dei formaggi Principi delle Orobie" per un progetto Expo in qualche modo caldeggiato dalla stessa Regione Lombardia. Quest'ultima, in un recente incontro presso Eupolis, l'ente di ricerca regionale, ha invitato i rappresentanti della Valtellina - già selezionata dalla Società Expo per un progetto pilota - a collaborare con i bergamaschi ma anche con i valsassinesi al fine di proporre un organico "pacchetto" integrante il Lago (di Como), Bergamo città d'arte, le Orobie e la Valtellina. Indipendentemente dalla disponibilità alla collaborazione degli enti valtellinesi i Principi delle Orobie - secondo quanto riferito dal consigliere Corti - non rinunceranno a mettere in piedi un loro progetto, sicuri di offrire proposte innovative e realmente spendibili. Proposte fortemente legate ai temi dell'Expo ed in grado di offrire esperienze autentiche, a contatto con la gente di montagna e agli autentici prodotti storici della montagna lombarda, a breve distanza da Milano, da Orio al Serio e dal Lago.

La Camera di Commercio sosterrà il crescente impegno sul fronte della promozione 

Ha concluso le relazioni dei consiglieri Gino Cattaneo, il patron del noto Hotel-Ristorante "la Brace".  Cattaneo ha riferito di un recentissimo incontro con il presidente e il segretario della Camera di Commercio di Sondrio. In questa sede ha fatto presente ai dirigenti camerali che il Bitto storico è sempre più presente a importanti eventi nazionali e internazionali dove svolge - pur senza ottenere nulla in cambio - la funzione di ambasciatore della Valtellina. Sino ad oggi la partecipazione alle Fiere è stata garantita dall'entusiasmo e dal volontariato, ma l'esigenza di disporre di servizi di interpretariato e di ruoli professionali pone il problema di costi crescenti ai quali l'ente camerale dovrebbe concorrere. I rappresentanti camerali si sono dichiarati disponibili. 

"La Dott.ssa Parma di Regione Lombardia è venuta per mettere i produttori contro il presidente e la società"

Non può essere sottaciuto un intervento di un socio, che è anche produttore e alpeggiatore. Intervendo sul tema del rapporto delle istituzioni ha testimoniato, nel corso dell'Assemblea, come, nell'incontro svoltosi a novembre tra i rappresentanti della Direzione Generale Agricoltura Lombardia (venuti qui al Centro del Bitto) e i produttori del Bitto storico, si sia verificato un episodio a dir poco sconcertante. Secondo questa testimonianza, resa oggi pubblicamente davanti a numerose persone, mentre il Dr. Paolo Baccolo (il Direttore Generale) si era dimostrato interessato a capire le ragioni del Bitto storico, la Dott.ssa Donatella Parma - oltre a manifestare apertamente la sua ostilità - durante una pausa della discussione avrebbe preso in disparte alcuni produttori e li avrebbe "consigliati" a non credere al presidente e ai rappresentanti della Valli del Bitto spa che, secondo la funzionaria, avrebbero "doppi fini" e perseguirebbero loro interessi particolari di natura commerciale.  Un vero insulto per persone che hanno impegnato soldi propri, tempo ed energie per sostenere un patrimonio collettivo che le istituzioni stavano gettando al vento per assecondare i poteri forti locali (mentre le stesse istituzioni trasferivano denari pubblici per finanziare tente iniziative inutili e perdenti).
Un fatto veramente inaccettabile perché un funzionario pubblico dovrebbe mantenere un atteggiamento imparziale e obiettivo. Qui invece, verosimilmente nell'interesse di altri soggetti economici (peraltro facilmente individuabili), un funzionario pubblico - pagato dal contribuente - si sarebbe spinto sino a esprimere giudizi, al limite della diffamazione con il fine di disgregare un Consorzio di produttori e una Società che li sostiene e che opera nella massima trasparenza (i bilanci di una spa sono richiedibili in Camera di Commercio) . Che alla Dott.ssa Parma il Bitto storico non sia simpatico lo si sapeva già. Lo ha manifestato più volte in incontri al Ministero e in Regione. Ma che si permetta di istigare dei produttori sostenendo che la loro società li inganna pare veramente oltre ogni misura. È evidente che una certa politica fallimentare ha delegato a dei funzionari (nemmemo a dei dirigenti) delle scelte politiche (l'ostilità contro il Bitto storico è una scelta politica) che sono il frutto della troppa "vicinanza" dei burocrati - che per troppi anni si occupano di un certo settore - con le lobby e i potentati che in questi settori "guidano le danze".  Tutto ciò non fa che confermare il senso della storia del Bitto storico. Nessuno si è scandalizzato più di tanto. 


L' entusiasmo dei soci della Valle del Bitto fa del Bitto storico un laboratorio sociale avanzato

Nel corso del successivo pranzo sociale i soci hanno continuato a manifestare il loro entusiasmo per la causa. Chi si è detto disponibile a contattare nuovi soci, chi nuovi potenziali acquirenti, chi a procedere in contatti con enti e politici (nonostante un certo scetticismo).
Qualcuno ha fatto subito un gesto concreto dichiarandosi disponibile ad adottare, come già fatto da alcuni soci, una manza o una vacca di razza Bruna Originale per contribuire all'aumento della consistenza di questa razza autoctona e "rottamare " la Brown Swiss, razza di pianura inadatta all'alpeggio ma imposta dalle istituzioni zootecniche (appoggiate da quelle politiche) per industrializzare anche l'allevamento di montagna ed eliminare i piccoli produttori.  
 Alla fine del pranzo molti soci hanno approfittato del "buono" per ritirare una partecipazione simbolica alla produzione. Con un bilancio in pareggio (cosa non impossibile allargando vendite e base sociale) si pensa di rendere più concreto questo "dividendo in natura", un segno in coerenza con il ruolo autentico di coproduttori che i soci di questa stranissima Spa rivestono. Ce ne fossero in Lombardia e in Italia di queste spa etiche per il rilancio dell'agricoltura!

lunedì 28 novembre 2011

Bitto storico news (2) - novembre 2011

  il Bitto storico sempre più proiettato 

nell'empireo della qualità mondiale


di Michele Corti

 

Bitto storico a New York, a Hong Hong, alle aste di Parigi. Il mondo si sta accorgendo che nel campo dei formaggi c'è un'eccellenza che può giocare un ruolo che sino ad ora hanno svolto esclusivamente i grandissimi vini.

 

Sommario



Durante la conferenza stampa svoltasi il 18 novembre il comm. Emilio Rigamonti, (bresaola) presidente del Distretto Agroalimentare provinciale ha ammesso che "... è piuttosto strano che all'interno di una mostra che punta i riflettori innanzitutto sul Bitto manchino da così tanto tempo i produttori storici...". Rigamonti auspica quindi una "pacificazione". In ogni caso il contratto che affidava al Distretto Agroalimentare la gestione della Mostra del Bitto è scaduto e le dovrà farsi avanti qualcun'altro con delle proposte. Che la Mostra del Bitto debba tornare tale per non dover cessareè abbastanza scontato, che si debba abbandonate la localizzazione al chiuso nel Polo fieristico è altrettanto scontato. Il successo di manifestazioni come Cheese a Bra, ma della stessa Formaggi in Piazza a Sondrio indica chiaramente quale sono le formule che il pubblico apprezza, formule che attirano visitatori ma senza dimenticare la qualità. La Mostra del Bitto in realtà era diventata una fiera generalista senz'anima che semmai rappresentava una vetrina asettica per la produzione industriale. I produttori storici sono interessari a partecipare ad un evento che abbia il coraggio di tornare alle origini, di essere il luogo di un incontro gioioso e spontaneo tra il mondo degli alpeggi e quella componente di consumatori, di turisti che è interessata a conoscerlo più da vicino, disposta anche a riconoscere ad una qualità specifica, a dei formaggi "gran cru" il prezzo in grado di remunerare la fatica, l'abilità, la passione, le competenze di pastori, casari, affinatori. Per vedere il formaggi dietro le vetrine e per collezionare depliant tanto vale farlo alla Fiera di Milano. Se a Morbegno qualcuno avrà il coraggio di voltare pagina e di coinvolgere in una rivisitazione storica quelli che sono i referenti naturali: i produttori storici del Bitto allora questi ultimi non si tireranno indietro.

Giovanni Guffanti (nella foto sopra) in occasione del Food Day  (lunedì 24 Ottobre ) presso Eataly a New York ha aperto una forma 'storica' di Bitto storico, prodotta in una data fatidica. La cosa ha suscitato ovviamente un interesse particolare. Il pubblico che ha affollato il negozio Eataly era mosso da realmente interesse per cibi  si qualità indiscutibile ovvero prodotti healthy e derivati da produzioni ecosostenibili. Ovviamente la parte del leone l'ha fatta il Bitto storico dell'11 settembre 2001 che ha attirato la curiosità di molti per la celebrazione ed il ricordo dei 10 anni dalla tragedia delle torri gemelle ma che ha permesso di far conoscere (e degustare) un prodotto che per ingredienti e modalità di produzione rispondeva esattamente al manifesto del Food Day voluto dal presidente Obama. Oltre al pubblico ed ai giornalisti, in occasione del taglio del Bitto erano presenti:
Alex Saper (ceo Eataly NYC), Joe Bastianich (socio Eataly NYC e protagonista di "Master Chef" su Sky), Nicola Farinetti (socio Eataly NYC e figlio di Oscar ideatore di Eataly), Dino Borri (direttore Eataly NYC), Amy Bjork (responsabile eventi Eataly NYC). Un commento si impone a questo punto. Eataly a New York ha utilizzato l'immagine del bitto storico ma nei negozi Eataly in Italia non ne promuove la vendita. Ovviamente è più facile vendere formaggi a prezzi "normali" ma da chi si presenta come vetrina delle eccellenze italiane un po' più di impegno si potrebbe aspettarselo. Un caloroso complimento invece a Guffanti che nel Bitto storico crede in modo convinto da tempoò.



La forma della foto sotto è una di quelle eccezionali. La "decana" è l'ormai famosa forma del 1996 battuta a 2.299 € all'asta di Bra, a conclusione di Cheese. Questa che vedete sotto, aperta e in parte già confezionata sotto vuoto sta per essere spedita ad Hong Hong. La ditta di import ne ha acquistati 4 kg più altri kg di forme meno vetuste. Ho voluto riprendere, anche a beneficio degli estimatori di questo formaggio-mito da vicino la superficie in modo da far apprezzare la tessitura, il disegno della pasta, perfettamente sana.


La forma della foto sotto (annata 2004) invece  sta per essere spedita alla casa d'aste parigina Artcurial agli Champs Elysees. Il 16 dicembre ci sarà un'asta dei migliori cibi del mondo con la presenza e supervisione di Alain Ducasse. La forma del 2004 ha una base d'asta di 1000 €. Vedremo a quanto sarà battuta.




L'aumento di capitale è stato deliberato il giorno 27 novembre dall'assemblea straordinaria della Valli del Bitto trading spa.  Il capitale passa da 363mila a 1milione e 89mila€. Quanto agli altri punti importanti all' Odg si regista la decisione di mantenere il nome della società (valli del Bitto trading spa). In molti si è insoddisfatti di questo nome che i nemici del bitto storico hanno spesso usato (e usano) strumentalmente (facendo leva sull'incongruenza di quel "trading" per una società che si proclama etica - e che può dimostrarlo conti alla mano - a differenza di tante false Onlus. La discussione verteva sia sul "trading" che sul riferimento alle "Valli del Bitto" ormai superato dai fatti e dalla storia dal momento che la denominazione "Bitto storico" si è imposta autorevolmente divenendo motivo di fascino e prestigio (e al tempo stesso sinonimo di eroica resistenza casearia). Le considerazioni sugli inconvenienti legati al cambio di denominazione a fronte di una non chiara nuova soluzione hanno però consigliato di soprassedere (ma solo per il momento). Tutte le decisioni sono state prese in uno spirito di grande coesione e concordia.
FATEVI E FATE UN REGALO DI NATALE ETICO
Tanti parlano di cibo di qualità, di eccellenza, persino pulito e giusto. Il bitto storico è tutto ciò. Lo è stato e continua ad esserlo con coerenza. E, in un mondo di ipocrisia e di vuota immagine (il marketing) è stato ferocemente combattuto. Combattuto in tutti i modi perché la sua stessa esistenza mette in discussione le pretese millantate da tanti che si sono impadroniti di parole come "tipicità", "tradizione", "montagna", "alpeggio".  I produttori del bitto storico hanno bisogno di aiuto. Il modo più concreto è sottoscrivere azioni della società etica che rappresenta il braccio commerciale (senza scopo di lucro) dei produttori. La società è partecipata dal Consorzio dei produttori e dai singoli produttori stessi.  La Valli del Bitto trading riconosce loro, a fronte del rispetto delle norme autenticamente tradizionali di produzione, un prezzo etico di 16€ al kg per il prodotto fresco. Il bilancio della società sta li a dimostrare quanto affermiamo e chi vuole può verificarlo di persona con le apposite visure camerali (reg. impr. Sondrio 00815750146, REA 61732 ).
E ricordate: solo le forme autografate dal casar-artista e dal presidente Paolo Ciapparelli sono forme autentiche di Bitto storico.
COME DIVENTARE SOCI
Tutte le richieste di divenire soci entro l'anno solare 2011 consentiranno di partecipare all'assemblea sociale ordinaria del prossimo aprile. Per divenire soci basta effettuare il bonifico bancario (150€ mo multipli), compilare e spedire il modulo sotto riportato.
VENUTO A CONOSCENZA CHE LA SOCIETA’ VALLI DEL BITTO TRADING SPA CON SEDE IN  VIA NAZIONALE , 31 23010 GEROLA ALTA (SO) HA DELIBERATO L'AUMENTO DEL  CAPITALE SOCIALE

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martedì 5 luglio 2011

Decolla l'azionariato popolare per il Bitto storico

Il campo del cibo è uno di quelli dove le scelte di oggi avranno gravi implicazioni per il futuro dell'umanità. Oggi si può agire in diversi modi 'dal basso' per sostenere i sistemi agricoli buoni puliti e giusti. Il Bitto storico fa scuola

Vi spiego perché e come diventare paladini del Bitto storico sottoscrivendo  (vedi info in fondo alla pagina) azioni della società Valli del Bitto, una spa etica che rappresenta il braccio commerciale dei 'ribelli del Bitto'.  La politica è sorda a certi temi? Dimostriamo che la partecipazione attiva, consapevole,  può cambiare le cose e che oggi ci sono altri strumenti (la democrazia del cibo e del coproduttore) per 'fare da noi' senza aspettare (che sia troppo tardi)

Il Bitto storico ha superato indenne una serie di dure prove: i ribaltoni degli amministratori locali (che invece di sostenerlo si sono schierati con le cupole del potere); la messa fuori legge del marchio aggiuntivo (che lo distingueva dal Bitto generico prodotto con mangimi e fermenti liofilizzati); l'anticipo di consistenti capitali per l'arredamento del Santuario del Bitto (la casera di stagionatura); il pagamento anticipato al comune di Gerola di venticinque annualità di canoni di affitto del 'Centro del Bitto storico' (trecento mila euro). Ora può puntare ad una meritata fase di consolidamento e sviluppo della propria attività che ha echi in tutto il mondo.

Un caso unico in Italia di resistenza casearia (e contadina)

Il 'caso Bitto' è legato non solo alle modalità particolari della sua produzione, alla straordinaria capacità di invecchiamento (che non ha uguali in nessun formaggio al mondo) ma, soprattutto alla sua capacità di dimostrare che un'economia morale può 'stare sul mercato'. Meglio di certe economie che hanno voluto piegare, oltre ogni limite ragionevole, anche la realtà montana alla industrializzazione e alla globalizzazione. I grandi caseifici cooperativi vivono di continue sovvenzioni pubbliche e la sbandierata cultura efficientista e produttivista serve a giustificare gli stipendi del manager ma nasconde un sostanziale assistenzialismo. Il Bitto storico, unica realtà in Lombardia, nonostante quello che rappresenta (è il vertice dell'eccellenza casearia lombarda), nonostante gestisca una casera con oltre tremila forme di notevole valore, non riceve alcun sostegno pubblico. Si tratta ovviamente di una discriminazione politica tendente a 'far pagar caro' ai 'ribelli del Bitto' il loro ruolo di scomoda 'spina nel fianco' del sistema delle Dop, di 'pietra dello scandalo' che esso rappresenta decretando, con la sua stessa esistenza, la condanna della politica casearia valtellinese che ha fatto crollare la qualità del Bitto e del Casera (in nome della 'tutela' della Dop).  


Per i ribelli del gusto e del formaggio neanche un euro dalle istituzioni

I 'ribelli del Bitto' non ricevono finanziamenti per pubblicazioni, video, partecipazione a eventi specializzati. Sono reprobi condannati all'inferno istituzionale. Però c'è gente che lavora per loro volontariamente, c'è gente che li invita a importanti eventi. C'è gente che apre il portafoglio. C'è il sostegno di Slow Food ma anche di tante persone di buona volontà. Il Bitto storico quindi ha sin qui retto contro ogni aspettativa ai colpi di maglio del sistema del'ortodossia agroalimentare e istituzionale e ha trova sempre più sostegno (Davide contro Golia). Ora, però, ha bisogno di un sostegno ancora più forte e più vasto. Quest'anno è arrivata la parità di bilancio della società Valli del Bitto trading spa che rappresenta il braccio commerciale dei 'ribelli del Bitto'. È una spa 'anomala', decisamente etica (del resto non ci sono anche le banche etiche?). Nell'Italia delle finte Onlus essa rappresenta un caso sensazionale. La società è presieduta dal presidente dei produttori, i soci sono i produttori stessi e piccoli imprenditori e professionisti - locali e non - che credono nella causa (in solido!). Ora la società - conta quarantatre soci - ha deciso di aprirsi all'azionariato popolare. Si vuole arrivare ad avere centinaia e centinaia di soci titolari anche di una sola azione (centocinquanta euro). La campagna è stata appena avviata ma già 'spontaneamente' stanno pervenendo bonifici - sia pure per piccole cifre - da tutta Italia. Grazie al tam-tam sul web, grazie a facebook, alle armi mediatiche di chi non ha potere ma può contare su un consenso, su una simpatia diffusi.  

Gli obiettivi della campagna

L'obiettivo della campagna è chiaro: si vuole ampliare il capitale sociale per poter acquistare ai produttori maggiori quantitativi di Bitto. Oggi i quattordici alpeggi 'ribelli' vendono a privati la maggior parte delleforme fresche.
La società Valli del Bitto riconosce ai produttori un prezzo etico di sedici euro al kg per il Bitto fresco (a settembre) e sarebbe interesse di entrambi ampliare la quota ritirata dalla società.  Per la società significherebbe poter operare la selezione delle forme destinate all'invecchiamento e al super-invecchiamento su una base più larga. La qualità già mitica del Bitto storico ne verrebbe ulteriormente incrementata. Da qui si svilupperebbero altri progetti come quello dei super cru tendente ad individuare nell'ambito di ciascun alpeggio i pascoli migliori e classificare le forme non solo in base a casaro, alpeggio, annata ma anche in base al determinato pascolo (un po' come le mappe dei super-vigneti per i vini più nobili).  Per fare questo il Bitto storico ha bisogno di trovare azionisti etici, disposti ad investire 150, 300 euro (meglio se  più)  in una causa che ha anche il merito di fare da apripista ad altre realtà. Se il Bitto storico sta in piedi e si rafforza ci sarà speranza per tante altre comunità del cibo. Il futuro è qui. Non nell'agricoltura sovvenzionata dalla mano pubblica (sempre più al verde) ma nell'agricoltura sostenuta dalle comunità, da quello che non è più un consumatore passivo, uno sprecone che si ingozza di cibo di cui non conosce la provenienza, ma da un coproduttore attivo.  Ogni azione in più non rappresenta solo u apporto economico ma anche un forte apporto morale e, diciamolo pure, politico (nel senso più puro del termine). L'invito è quindi a partecipare (secondo le modalità sotto riportate) e a segnalare agli amici la campagna.

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AUMENTO DI CAPITALE A SOSTEGNO DEL BITTO STORICO

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lunedì 4 luglio 2011

Bitto: se non è un ribaltone questo...

Pubblichiamo gli estratti del verbale del consiglio straordinario della soc. Valli del Bitto trading, il braccio commerciale del Bitto storico, che documentano il tentativo del sindaco di Gerola, già schierato con i ribelli, di affossare la loro causa

Gli estretti dei documenti che pubblichiamo creano, finalmente, un po' di chiarezza nella guerra del Bitto. Il sindaco di Gerola altaFabio Acquistapace a settembre 2010 si era offeso per le accuse di voler svendere la causa del Bitto storico che gli erano state mosse dai produttori storici in occasione della Sagra del Bitto. Alla luce di quanto emerge dalla lettura dei documenti che proponiamo alla lettura si confermerebbe, invece, un vero e proprio 'ribaltone' da parte del sindaco Acquistapace.

Forme invecchiate di Bitto storico nel Sancta Sanctorum

I precedenti

Cosa era successo alla Sagra del Bitto? Il venerdì, due giorni prima della Sagra,  appariva sulla stampa locale un annuncio clamoroso. "Pace fatta per il Bitto, fine ad una guerra più che decennale". Chi  proclamava questa lieta novella era Patrizio Del Nero, ex sindaco  del comune di Albaredo, presidente del consiglio provinciale (sino a questa primavera quando è stato sfiduciato) tutt'oggi direttore del Distretto agroalimentare (cui fa capo il Consorzio 'ufficiale' del Bitto, il C.t.c.b.). I produttori del Bitto storico saltavano sulla sedia perché non ne sapevano nulla e, nonostante le smentite di Acquistapace, hanno subito pensato di essere stati 'venduti' (sulla base di accordi in Comunità Montana) dal sindaco di Gerola alta. La presenza alla Sagra di amministratori del comune di Albaredo (prima schierato con il Bitto storico, poi dal 2005 con il C.t.c.b.) e di alcuni casari-alpeggiatori che avevano 'disertato' dall'Associazione Produttori Valli del Bitto per restare nel Consorzio ufficiale, non poteva avvalorare i peggiori sospetti. Di conseguenza, al fine di fornire un segnale al sindaco e all'establishment, i produttori si rifiutarono di ritirare i tradizionali premi ad essi riservati in occasione della sagra. Uno 'sgarro' alle istituzioni e una pessima figura per il sindaco perché a consegnare i premi c'era il presidente della provincia, il leghista Sartori, estraneo alle manovre in atto.

Bitto storico a Milano ai Mercati della Terra di Slow Food

Il primo 'ribaltone del Bitto'

Va ricordato  che Patrizio Del Nero aveva deciso di staccarsi dall'Associazione Produttori Valli del Bitto, lanciando anche pesanti accuse contro Slow Food, sulla base di una precisa strategia. Il suo  'riposizionamento' a fianco dell'establishment imprenditorial-politico valligiano  è coinciso con l'apertura della Latteria Alpi del Bittoad Albaredo, una struttura nuova di proprietà della Comunità Montana data - dal comune -  in gestione alla Latteria sociale Valtellina di Delebio. Quest'ultima è  la principale latteria industriale sondriese, azionista di riferimento del C.t.c.b. e 'cervello' del settore caseario provinciale. Per aprire la nuova latteria è stata chiusa la vecchia latteria turnaria del paese (peraltro appena messa a norma con investimenti non indifferenti) dove conferivano il latte i contadini ed è stato anche licenziato il casaro. Oggi Patrizio del Nero, politico di carriera, tanto che ha fatto in tempo ad essere segretario della federazione provinciale del P.C.I., è direttore, come già osservato, del Distretto agroalimentare provinciale, un 'giocattolo' che gestisce, progetti per sedici milioni di euro. Sotto la 'cappella' del Distretto ci sono i vari Consorzi delle Dop e Igp e affini tra cui il C.t.c.b. . Quanto ai due 'disertori' basti essi utilizzano con contratto di affitto gli alpeggi di proprietà comunale (e non c'è bisogno di aggiungere altro).

Paolo Ciapparelli in azione nel Santuario del Bitto

C'eravamo tanto odiati

Dopo lo 'strappo' tra i produttori storici e il C.t.c.b. tra i due comuni di Albaredo (dalla parte del C.t.c.b. e delle 'istituzioni') e di Gerola (dalla parte del Bitto storico) sono volati gli stracci. Quelli di Albaredo sono arrivati a definire 'Luna Park' e 'cattedrale nel deserto' il Centro del Bitto storico, una struttura unica nel suo genere che sta divenedo meta di 'pellegrinaggi del gusto' (e del cibo buono, pulito e giusto) da ogni dove.  Quanto a Gerola, sino al settembre dello scorso anno, non si sono perse occasioni da parte del sindaco e dell'amministrazione comunale per ribattere colpo su colpo (vedi il box 'c'eravamo tanto odiati nella colonna a sinistra con i link ad alcuni documenti). Il sindaco e l'amministrazione tutta di gerona non hanno mancato di proclamare il sostegno alla causa del Bitto storico attraverso convegni, ordini del giorno ufficiali, comunicati e interventi sui media. Tanto che le sanzioni dell'Ufficio repressioni frodi del Mistero sono sate bollate in un Odg del consiglio comunale: ennesimo atto di indimidazione e prevaricazione avvenuto questa volta per mano pubblica".

Da sinistra: io, il sindaco di Gerola, Paolo Ciapparelli e Piero Sardo al convegno a sostegno del Bitto storico vittima della repressione (novembre 2009). Altri tempi

Antefatti ambigui

Il 'riposizionamento' del sindaco di Gerola, che segue di sei anni quello del collega di Albaredo è stato un fulmine a ciel sereno? Per nulla. Che l'atteggiamento non fosse dei più limpidi lo si era capito da tempo. A cavallo tra il 2009 e il 2010, dopo le famose sanzioni contro i produttori storici, il sindaco Acquistapace aveva fortemente caldeggiato una trattativa con Emanuele Bertolini, presidente della Camera di Commercio di Sondrio.   La trattativa era finita in nulla perché la proposta aveva assunto contorni ambigui: si discettava di una 'iniezione' di consistenti finanziamenti nel Centro del Bitto storico (si ventilavano svariate centinaia di migliaia di euro) in cambio di un controllo di fatto sulla gestione da parte della Camera.  La proposta è stata sdegnosamente rigettata dai soci della Valli del Bitto Trading (il braccio comemrciale dei ribelli del Bitto) che, fortunatamente, con un contratto d'affitto venticinquennale (che ha comportato l'esborso di 300.000 €)  hanno saldamente in mano la gestione del Centro del Bitto storico. Quello che non riescono a capire gli esponenti della casta imprenditorial-istituzionale locale è che possa esistere una società per azioni etica. Per quale motivo dovrebbero 'vendersi' azionisti che investono un piccolo capitale per sostenere una causa 'buona, pulita e giusta"?  

Paolo Ciapparelli e Francesco Maroni (Branzi) suggellano l'intesa 'orobica'

Il sindaco di Gerola va all'attacco

Ma la lezione non è stata sufficiente e così si è esposto anche il sindaco Acquistapace. Solo che lui, a differenza di Bertolini, di soldi non li ha e il suo goffo tentativo di affondare la causa del Bitto storico si è basato solo sul richiamo alle difficoltà economiche (peraltro in via di sduperamento) della Valli del Bitto trading, facendo leva sul timore di una perdita del capitale. Ma anche questa volta i soci hanno rispedito al mittente le offerte 'indecenti'.
E lui, il sindaco, è finito nel girone dei 'ribaltonisti del Bitto', all'ombra di Patrizio Del Nero

Di seguito un estratto dal verbale del consiglio di amministrazione della Valli del Bitto trading spa riuntosi a Forcola (loc. La brace) il 21 aprile 2011 convocato su richiesta di Fabio Acquistapace, sindaco di Gerola alta (azionista), Daniele Acquistapace (consigliere), Attilio Manni (consigliere) presenti oltre ai richiedenti la convocazione Paolo Ciapparelli (presidente), Virginio Cappaneo (consigliere), Claudio Cremaschi (consigliere), Gabriella Colli (consigliere), Salvatore Conti (consigliere), Adriano Redaelli (azionista), Gianni Mariani (collaboratore), Segretario Sig. Gianni Mariani)

"Prende la parola il presidente Ciapparelli che segnala che la riunione è stata convocata urgentemente in quanto richiesta per gravi motivi sul futuro della società da parte del sindaco di Gerola, l ’azionista Acquistapace Fabio.  L'azionista Acquistapace Fabio contesta l’operato del presidente, a suo avviso penalizzante per il futuro della società. Sostanzialmente contesta una gestione personale che non informa il consiglio di amministrazione. Il presidente viene accusato di inaffidabilità, e bilancio preventivo alla mano, di gestione economica sbagliata. Propone quindi la sfiducia del presidente con la nomina del consigliere Manni in sua sostituzione. Indica un cambiamento di rotta a 360 gradi nei rapporti società e  istituzioni così sintetizzato: rientro nel Ctcb da parte del Consorzio bitto storico e conseguente adesione al Multiconsorzio [oggi Distretto agroalimentare, sempre con direttore Patrizio Del Nero n.d.r.].
questa posizione,per sua dichiarazione,garantirebbe i fondi necessari promessi dalle istituzioni per pagare e promuovere il centro del bitto storico. il consigliere Acquistapace Daniele [fratello del sindaco n.d.r]. rincara le accuse contestando la gestione del presidente Ciapparelli. (omissis).
Il consigliere Colli Gabriella dichiara di essere scandalizzata dalla proposta presentata dall’azionista Acquistapace Fabio che definisce indecente e lesiva del principio che l'aveva convinta a difendere la causa del Bitto storico. Il consigliere Cattaneo Virginio si dichiara profondamente amareggiato per le accuse nei riguardi del presidente.  Ricorda che l'operato di Ciapparelli ha dato alla società una visibilità internazionale. Ricorda inoltre che l'accusa di inaffidabilita mossa dal sindaco di Gerola sia talmente infondata in quanto la società si regge proprio sulla garanzia che la figura di Ciapparelli rappresenta.  Il consigliere Caramaschi si dichiara amareggiato dell’astio verbale nei riguardi dell’operato della società che il presidente rappresenta. Ricorda che i dati economici di previsione sono sempre stati puntualmente anticipati dal presidente che mai ha nascosto le difficoltà economiche che questa operazione comporta. (omissis).
Prende la parola l’azionista Redaelli [utilizzando le] testuali parole: "Oggi è il giovedì santo, se avessimo avuto intenzione di venderci per trenta denari, non avremmo avuto bisogno dell’offerta fatta dal sindaco di Gerola. L'avremmo fatto da soli”. Si dice inoltre offeso dall’accusa di inaffidabilità dal punto di vista economico in quanto l’esperienza dei presenti tutti coinvolti e informati sulla gestione sia in sede preventiva che consuntiva, viene messa in discussione dal sindaco di Gerola che quasi quasi li fa passare per sprovveduti.
A fronte di una netta presa di posizione della maggioranza dei consiglieri presenti,il sindaco di Gerola ritira la proposta e dichiara che non si presenterà in assemblea della società prevista per il giorno otto maggio con una mozione di sfiducia".

Il Bitto storico  'oscurato' dalla repressione dei carabinieri del gusto

Epilogo

Gerola, che ha l'onore di ospitare il Centro del Bitto storico  dovrebbe essere grata ai 'ribelli del Bitto' per la fama che la loro vicenda e la straordinaria realtà del Santuario del Bitto (come è ormai conosciuto il Centro) catalizzano sul paese. Invece ...
Invece su una politica lungimirante a favore del territorio prevalgono anche a Gerola le logiche politiche di corto respiro, le alleanze in Comunità Montana, la fame di 'finanzamenti' per opere e iniziative di cui - più che la reale utilità - importa la pronta disponibilità in cassa.

lunedì 30 maggio 2011

ll Bitto storico lancia la campagna per l' azionariato popolare

É partita la campagna di sottoscrizione di azioni della società Valli del Bitto, braccio commerciale a sostegno della causa del Bitto storico Già ora si possono effettuare dei versamenti anticipati per 'riservarsi' delle azioni in vista dell'aumento di capitale che avverrà a Settembre

Paolo Ciapparelli, presidente del Consorzio del Bitto storico e ormai noto come il 'guerriero del Bitto' lo aveva annunciato il giorno 8 maggio in occasione dell'assemblea della Valli del Bitto spa: "Siamo pronti a giocare la carta dell'azionariato popolare confortati dal sostegno che circonda la nostra causa e da tante espressioni di solidarietà e simpatia". Chi desidera concorrere attivamente alla causa del Bitto storico, un esempio forse unico al mondo di resistenza casearia alla omologazione del gusto e dei cervelli, ora può farlo in modo efficace. Bastano 150€ per acquista un'azione della Valli del Bitto Trading spa, la società che ha consentito al Bitto storico di gestire la magnifica casera capace di 3.500 forme che  sta garantendo l'autonomia e la valorizzazione di questo formaggio unico.


La Valli de Bitto ha un capitale di 360.000€ provenienti da 43 uomini e donne di buona volontà che credono in questa avventura. Un'avventura che punta a salvare un prodotto che non è solo un formaggio ma un'espressione di una vera e propria 'civiltà del Bitto', un sistema perfezionato nei secoli di sfruttamento razionale dei pascoli alpini, di caseificazione accurata, di arte dell'affinamento, della valutazione delle forme e partire migliori. Un 'sistema' che guarda avanti e sa di poter contare sui tempi lunghi della storia per riuscire  vincitore nel confronto con i meschini interessi contingenti degli adepti della standardizzazione, delle furbizie di corto respiro del marketing. Per ora, però, gli interessi di corto periodo trovano le istituzioni, gli amministratori locali unanimi nel cercare di affossare un'esperienza controcorrente e 'sovversiva' delle logiche dell'industria, della società dell'immagine che manipola tipicità e tradizione per fini di profitto immediato. Ecco perché serve il sostegno della gente. Ai piccoli imprenditori, locali e non, che stanno già sostenendo con migliaia di euro tirati fuori di tasca propria la Valli del Bitto possono unirsi i tanti estimatori del Bitto storico, le tante persone che amano queste valli, che amano le cose autentiche.


L'aumento di capitale che sarà stabilito a settembre, quando verrà cambiato anche il nome della società (sarà eliminato l'orribile 'trading' e sarà fatto un riferimento diretto alla ragione sociale: il Bitto storico).
In occasione di Cheese, la grande rassegna internazionale casearia organizzata da Slow Food a Bra, il Bitto storico avrà un posto di onore. Sarà l'occasione per presentare i risultati di tante battaglie e sarebbe bello poter annunciare che tanti piccoli e piccolissimi azionisti si sono uniti alla società che commercializza il Bitto. La garanzia del carattere etico dell'operazione è presto illustrata con poche cifre. La società ha dovuto impiegare tutte le sue risorse per pagare l'affitto anticipato della casera (per venticinque anni) e per arredarla. Solo i canoni anticipati (che garantiscono continuità e sicurezza all'attività dei produttori) hanno richiesto un esborso di 300.000€. Un'operazione avveduta e saggia considerando il voltafaccia del sindaco di Gerola (l'immobile è di proprietà del comune) che, a seguito di nuove alchimie politiche in Comunità Montana, si è schierato contro il Consorzio dopo anni di proclamato sostegno incondizionato alla causa del Bitto storico.


L'altro dato è rappresentato dal prezzo etico di acquisto del Bitto fresco: 15-16 €/kg in funzione della qualità. Un prezzo mai raggiunto da nessun formaggio. Un prezzo cui vanno aggiunte le laboriose e assidue operazioni di cantina di cura e toelettatura delle forme, la rigida 'selezione' che impone di tagliare le forme che si intuisce non possano sostenere un invecchiamento ulteriore. Un lavoro impegnativo e una forte incidenza di forme e pezzi di formaggio che occorre valorizzare in modo diverso e con minor resa economica. Con l'aumento del capitale la società di propone di acquistare più forme riducendo il numero di quelle che vengono vendute fresche dai singoli produttori (con minor ricavo) e aumentando la 'base' della selazione della 'prima scelta' destinata a diventare un vertice mondiale di qualità casearia. Quest'anno a Bra verranno aperte in diretta televisiva e mese all'asta a favore del Consorzio ma per metà del ricavato a Presidi di paesi poveri, forme di 15 (quindici) anni. Mantenute in casera in condizioni naturali e non in cella, sia ben chiaro.


Tutte queste asserzioni possono essere verificate da chiunque con il massimo di trasparenza. Basta recarsi di persona al Centro del Bitto storico a Gerola alta (il 'Santuario del Bitto') per rendersene conto. Gli aspetti tecnici ed economici vi verranno spiegati nei dettagli. Dopo di che credo che parecchi sottoscriranno volentieri la prenotazione delle azioni. Per chi non ha la possibilità di andare di persona consiglio di scrivere o telefonare. Vi sarà anche spiegato come effettuare i versamenti.






Consorzio salvaguardia
BITTO STORICO
Heritage Bitto


Via Nazionale, 31
23010 Gerola Alta (SO)ITALY

Tel +39 0342 690081
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Paolo Ciapparelli - President
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