RIPARTE LA CAMPAGNA SI SOSTEGNO ALLO STORICO RIBELLE (EX-BITTO STORICO)
BLOG UFFICIALE DEI RIBELLI DEL BITTO (SOCIETA' VALLI DEL BITTO BENEFIT)La Società valli del bitto benefit è la forma organizzata, in grado anche di svolgere attività economica a sostegno dei produttori. Sono soci della "Valli del bitto benefit" i sostenitori (con ruoli di finanziatori/collaboratori volontari/consumatori), i produttori, i dipendenti Per associarsi basta acquistare una sola azione dal valore di 150 € per info: 334 332 53 66 info@formaggiobitto.com. Aiutaci anche anche acquistando una forma in dedica o anche solo un pezzo di storico ribelle vai allo shop online
lunedì 27 ottobre 2014
Bitto storico in Città alta per il primo festival del pastoralismo
Con il week-end 24-26 ottobre si è inaugurato a Bergamo (Città alta) il festival del pastoralismo. Domenica 26 si è svolta, seguita da ben 45 appassionati, la degustazione guidata dei Princi delle Orobie a cura di Onaf Bergamo. Ma il Bitto storico è stato ampiamente "evocato" nel convegno della mattinata (sempre in Sala capitolare del convento di San Francesco) sul tema: "I formaggi storici orobici: legame territoriale come presupposto di eccellenza". Ma anche in tante altre occasioni.
Il Bitto storico resterà in bella mostra nella "Corsarola" (la stretta via principale di Città alta) ancora per parecchie settimane). Sotto la bella vetrina allestita per il Festival dal ristorante Da Mimmo in via Colleoni (la "Corsarola" nel tratto tra Piazza Mascheroni/cittadella e Piazza vecchia)
giovedì 9 ottobre 2014
Programma Festival pastoralismo con i Principi delle Orobie a Bergamo
25 OTTOBRE 2014 – 6 GENNAIO 2015
MOSTRA – Sala Viscontea dell'Orto botanico, Passaggio Torre d'Adalberto (Cittadella). Ingresso gratuito
PAESAGGI SONORI D’ALPEGGIO
- Strumenti da suono e musica del mondo agro-pastorale
- Il coltello bergamasco da pastore
- La biodiversità vegetale*
a cura di prof. Mocchi, etnomusicologo, dott. Rinaldi, Direttore Orto Botanico Lorenzo Rota e arch. Patrizia Berera.
* la visita all’orto botanico è l’occasione per vedere rievocati gli habitat montano-alpini nelle aiuole permanenti del settore dedicato alle piante autoctone (vai alla mappa)
VENERDÌ 24 OTTOBRE 2014
9.00 – 12.00 TRANSUMANZA da Porta San Lorenzo lungo le mura fino ad Astino, con documentazione audiovisiva (vedi i dettagli)
14,30 TOSATURA ad Astino
20,30 FILM Sopra la panca la capra campa di Michelangelo Gandolfi, (Svizzera, 2013, 52’, colore). Sala Curò, P.za Cittadella. Ingresso gratuito
Musici itineranti: i Brembaghét
SABATO 25 OTTOBRE 2014
h 15.00-18,30 CONVEGNO – Sala Curò, Piazza Cittadella
PASTORI: NUOVE FRONTIERE E ANTICHI PADRI
- Michele CORTI, docente di zootecnia montana, Università di Milano, BERGAMINI
- Anna CARISSONI, scrittrice, La vita dei pastori bergamaschi (ieri e oggi); presentazione del costume dei pastori di Parre in versione maschile e femminils
- Roberta PINI, ricercatrice CNR, La registrazione paleobotanica di laghi e torbiere come fonte di informazione sulla preistoria degli alpeggi alpini e bergamaschi
- Gabriele RINALDI, direttore Orto Botanico di Bergamo, Pastoralismo e biodiversità
- Intermezzo musicale. Brani di tradizione con baghét, campanine, sivlì
- Stefania CASINI, direttrice Museo Archeologico di Bergamo e Sara BASSI, archeologa, Arte dei pastori a carona ed economia negli alpeggi
- Silvia TROPEA MONTAGNOSI, giornalista, La pecora bergamasca nella cucina di tradizione
- Claudio VISENTIN, Direttore Fondazione Bergamo nella Storia, Viaggio sulle orme dei pastori- la transumanza nel turismo contemporaneo
- Giovanni MOCCHI, etnomusicologo e Valter BIELLA, liutaio, esperto di musiche e strumenti etnici Tre inediti in area orobica: flauto in osso, corno pastorale e campane da pascolo di epoca romana
18,00 inaugurazione MOSTRA PAESAGGI SONORI D’ALPEGGIO. Sala Viscontea, P.zza Cittadella.
19,00 ASSAGGI GASTRONOMICI A TEMA a cura di Slow Cooking. Sala Viscontea
20.30 FILM L’ultimo pastore di Marco Bonfanti, (Italia, 2012, 81’, colore). Sala Curò. Ingresso gratuito.
Musica e rituali: gli Urghenì, i Samadur, la Scasada del Zenerù di Valcanale e Ardesio
DOMENICA 26 OTTOBRE 2014
MERCATINO IN PIAZZA CITTADELLA Artigianato alpino del legno, della pietra, dei formaggi storici delle Orobie.
10,00 – Sala capitolare del Convento di San Francesco, Piazza mercato del fieno –Presentazione del libro La civiltà dei bergamini
10,30 – Sala capitolare del Convento di San Francesco, Piazza mercato del fieno
CONVEGNO: I FORMAGGI STORICI OROBICI: legame territoriale come presupposto di eccellenza
- Giulio SIGNORELLI, Slow Food Bergamo, L’arte di stagionare i formaggi
- Marco Fustinoni, Slow Food Valli Orobiche, L’Esperienza di un produttore di un piccolo presidio di slow food
- Antonio CARMINATI, direttore Centro Studi Valle Imagna, Lo stracchino all’antica come bene culturale di una comunità
- Grazia MERCALLI, Onaf Bergamo, Il piacere del formaggio
- Michele CORTI, Università di Milano. I formaggi principi delle Orobie, esperienza virtuosa di rete rurale
12,30 Degustazione di Cuz e polenta (a cura Pro Loco Corteno)
15,00 ATTIVITÀ LABORATORIALI
16,30 DEGUSTAZIONI GUIDATE DI FORMAGGI a cura di Slow Food Bergamo, Slow Food Valli Orobiche e di Onaf Bergamo
16,00 FILM Olga e il tempo (parte prima) di Emanuele Cecconello (Italia, B/N, 57’). Sala Curò. Ingresso gratuito
Musica e rituali: la Banda dei Sivlì della valle Imagna, gli Algher de dossena, Maridà le püte di Saviore dell’Adamello e Pisaége di Valle di Saviore
NOVEMBRE – DICEMBRE
Presentazione libri, concerti, conferenze, visite guidate alle mostre, laboratori didattici per le scuole
domenica 5 ottobre 2014
Bitto storico tra i protagonisti del Festival del pastoralismo
(3.1o.14) Il Bitto storico sarà protagonista a Bergamo del Festival del pastoralismo, nuovo appuntamento di Terre d'Alpe, l'evento itinerante di cultura alpina centrato sul pastoralismo, le sue tradizioni i suoi prodotti. Un protagonista sin dalla prima edizione di Cuneo (dicembre 2013-gennaio 2014).
In Terra Orobica il Bitto gioca in casa, consapevole che è anche grazie al suo prestigio internazionale che Bergamo può aspirare (con buon diritto) candidarsi - durante Expo 2015 - a CAPITALE EUROPEA DEI FORMAGGI. Tra l'altro il Bitto era stato protagonista anche all'Expo 1906 di Milano e, in fatto di Expo, può quindi vantare un'anzianità che ben pochi prodotti hanno (senza contare la presenza all'Esposizione nazionale di Firenze del 1861 e le menzioni nelle guide gastronomiche del Rinascimento).
Per seguire il programma molto denso del Festival del pastoralismo invitiamo i fan del Bitto storico a seguire la pagina facebook del Festival (senza dimenticare di cliccare "mi piace")
venerdì 7 marzo 2014
Sciatt à porter. Il gusto della vera Valtellina a Milano
(07.03.14) Sciatt à porter. Il gusto della vera Valtellina a Milano
Sciatt
à porter è un locale (inaugurato lo scorso ottobre) che promette molto
bene. Collocato in Via Monte Grappa 18 (zona movida di Corso Como) è
basato su un concept molto chiaro, su una formula lieve (che fa sentire
l'avventore a proprio agio), ma seria e rigorosa in un locale
(arredamento, servizio) dai giusti equilibri. Una cena ad un ristorante
oggi è un po' impegnativa sia dal punto di vista del portafoglio
che della dietistica. Una volta ogni tanto si può fare (bilancio
permettendo) ma questo locale semi-take away (dove stai anche seduto)
consente a giovani e meno giovani di conoscere i sapori autentici della
Valtellina. E' commuovente poter gustare dei veri sciatt in centro a
Milano (a volte anche in Valtellina trovi delle ciofeche con la pastella
spssa mezzo pollice). Grandiosa l'idea dello sciatt come street food nel
cono-cartoccio (quello da fish and chips per intenderci) in un'era in
cui la global pizza rischia di lasciare un vuoto dopo aver occupato uno
spazio immenso nella ristorazione italiana.on la global pizza al declino
e l'estenuata riproposizione di formule ethnic e fusion perché non
valorizzare in modo intelligente, lieve, non retorico le infinite
risorse della gastronomia italiana (quella che ha il suo punto di forza
in materie prime autentiche e inimitabili)?
La
risposta al declino inevitabile della pizza è nelle riscoperte locali.
Ma così come a Sciatt
a porter con la ricerca senza compromessi della materia prima locale. E
CI TROVATE ANCHE IL NOSTRO BITTO STORICO (quello autentico del Presidio
Slow Food firmato a mano da Paolo Ciapparelli e dal casaro). Bastano
piccole cose a risollevare il morale. Perché togliere all'umanità il
gusto e l'emozione delle cose buone? Perché il buono stimola la mente e
il potere vuole obnubilare la mente con cibo tossico
p.s. sciatt
significa rospo in valtellinese ma anche in milanese e se il cestone
che invita a depositare i rifiuti porta una scritta cubitale "rüt" va ricordato che a Milano la stessa cosa si dice rüd
che è identico. Insomma sentirsi a casa rilocalizzati ma con i sapori
della montagna (non nel senso dello slogan Cademartori obviously).
lunedì 3 marzo 2014
Siglato il patto fondativo tra i Principi delle Orobie
(02.03.14)
Il 20 febbraio i soggetti promotori dell'intesa tra i FPO "Formaggi
Principi delle Orobie" hanno siglato un documento costitutivo
della ATI (Associazione Temporanea di Imprese) FPO
Siglato
il patto fondativo tra i Principi
delle Orobie
di
Michele Corti
In
un documento sottoscritto al termine di una riunione tenutasi a
S.Pellegrino Terme il 20 febbraio scorso i soggetti proponenti hanno
ufficializzato gli obiettivi e le modalità di azione dei FPO
(Formaggi Principi delle Orobie) e si sono indicati tutti gli aspetti
rilevanti che dovranno essere posti a base dello statuto. C'è la
volontà di costituire una rete di imprese ma anche di promuovere una
più vasta rete con obiettivi di promozione territoriale
A
trainare la cordata dei FPO è un nucleo di imprese: Latteria Sociale
di Branzi (Bg), Latteria Sociale di Valtorta (Bg), Casarrigoni srl di
Taleggio (Bg), Società agricola Locatelli Guglielmo e c. di Vedeseta
(Bg) Soc. Coop S.Antonio in Val Taleggio di Vedeseta (Bg), Az.
Agrituristica Quarteroni Ferdinando di lenna (Bg), Soc Bitto Trading
spa di Gerola alta (So). Il consorzio di tutela del Formai de Mut e
l'Associazione produttori dello stracchino all'antica, che hanno
partecipato a tutte le riunioni preliminari e confermato la loro
volontà di partecipazione al progetto FPO, sottoscriveranno in un
secondo momento l'adesione dovendo, in quanto organismi associativi,
svolgere i necessari adempimenti.
Il
percorso dei FPO è indicativo delle "difficoltà fisiologiche"
che la crazione di reti incontra nella realtà economico-sociale
(italiana e della montagna in particolare). Anche in presenza di
forti volontà i tempi per sviluppare collaborazione e progetti
comuni sono lenti, almeno relativamente alle esigenze di una società
e di mercati in rapida trasformazione. Oltre ad aspetti formali e
burocratici pesa una cultura che non favorisce l'apertura e la
collaborazione.
In
positivo, però, va osservato che il quadro di collaborazione
definito dai soggetti che hanno dato vita alla ATI FPO è molto
avanzato. Se è stato necessario molto tempo per arrivare ad una
formalizzazione è anche vero che questa definisce un livello di
collaborazione molto impegnativo, molto avanzato, in sintonia con le
dinamiche attuali.
Un'intesa
che guarda lontano
I
FPO hanno ben presente che la cooperazione tra aziende non può
essere limitata solo ad ottenere una maggiore visibilità, alla
elaborazione di strategie di promozione non accessibili alle singole
aziende. Sono ben consapevoli che le loro produzioni possono
usufruire di un vantaggio legato ad una ben precisa connotazione
territoriale che veicola valenze positive. I FPO pertanto
guardano oltre la mera promozione commerciale e puntano ad operare
insieme per la:
valorizzazione
dell'identità dei prodotti e dei produttori, oltre alla maggiore
divulgazione della conoscenza delle tradizioni montane e con esse la
diffusione di una consapevolezza sull'importanza del loro
mantenimento al fine di proteggere un ambiente\paesaggio, una cultura
e l'economia agricola alpina.
Pur
dal punto di vista di imprese private i FPO si rendono conto che
l'economia casearia delle Terre Alte non può essere sostenibile
senza il mantenimento di un tessuto di piccole aziende
agrozootecniche. Di qui il proposito di costituire anche un
"osservatorio dell'agricoltura di montagna e di farsi
portavoce della potenzialità del territorio". Ma
sostenere l'economia agricola montana significa sviluppare in modo
integrato, in rete con gli operatori culturali, turistici e
istituzionali le potenzialità del territorio. I FPO, ancora prima di
costituirsi ufficialmente hanno promosso la collabprazione con Centri
Studio (Valle Brembana e Valle Imagna) per ricerche storiche sui
prodotti, con il CAI, Unione Bergamasca delle Sezioni e Sottosezioni,
per la gestione di sentieri gastronomici e per la formazione delle
guide e dei rifugisti, con il Parco delle Orobie Bergamasche,
l'istituto Alberghiero di San Pellegrino Terme e la Comunità
Montana Valle Brembana.
Qualcuno
a questo punto potrebbe chiedersi se dietro l'operazione FPO non ci
sia la volontà di creare un nuove ente. Nel documento sigliato a
S.Pellegrino si sgombera in anticipo il campo da ogni equivoco in
proposito:
È
bene sottolineare l'alto valore di questa aggregazione, realmente
pensata e sviluppata dal basso, ovvero dalle aziende e dai consorzi/
presidi dei formaggi orobici senza la presenza e l'influenza di
soggetti pubblici ed enti. L'intento ben preciso è infatti quello di
non voler creare un nuovo ente, bensì una "massa critica"
operativa, che porti avanti gli obiettivi condivisi per la crescita
delle aziende e per la loro sopravvivenza futura. Questo momento
segna un passo storico importante non solo nello specifico panorama
caseario, ma anche nel contesto montano.
Nessuna
sostituzione con le istituzioni da parte dei FPO, ma anche la piena
consapevolezza che oggi le imprese, soprattutto in territori fragili
come le Terre Alte, devono operare in rete, aprirsi alla
collaborazione orizzontale con imprese di diversi comparti economici
ma anche con i soggetti culturali e le stesse istituzioni non
limitatamente alla
realizzazione di progetti e di iniziative temporanee ma come modus
operandis ordinario. Senza dimenticare l'obiettivo primario
delle imprese (garantire a sé stesse una sostenibilità economica) i
FPO si propongono di coinvolgere nelle loro iniziative gli operatori
di altri settori, a partire da quello turistico con il quale sono
evidenti le numerose possibilità di sinergia.
Iniziative
già avviate e una grande presenza a Expo 2015
Senza
attendere la formalizzazione i FPO, attraverso l'associazione Fiera
di S.Matteo che ha svolto il ruolo di incubatore del progetto, hanno
già lanciato diverse iniziative anche in campo turistico (come
quella dei percorsi brembani realizzati in collaborazione con la
Comunità Montana). Sarà l'Expo 2015 a MIlano, però, il banco di
prova della capacità dei FPO di svolgere a pieno il ruolo di
ambasciatori del gusto di un territorio. Grazie ad un
accordo siglato con Slow
Food subito dopo la formalizzazione
del documento costitutivo i FPO saranno presenti a Expo a partire
dall'inaugurazione quando i 6 formaggi orobici per dieci giorni
consecutivi costituiranno il tema delle degustazioni organizzate per
le delegazioni internazionali nel padiglione Slow Food. Questa
occasione farà da volano alle proposte di visita lungo gli
"Itinerari dei Principi delle Orobie" per tutta la
durata del semestre Expo in forma di pacchetti e di escursioni
organizzate (ma anche in forma di visite libere coadiuvate da
appositi supporti informativi). Tali itinerari (a piedi, in MTB e in
forma integrata con diversi mezzi di trasporto) si prefiggono di
mettere in rete nuclei storici e altri elementi di interesse
storico-culturale, rifugi, alpeggi, centri di produzione casearia. Ad
essi si accederà anche dalla Valsassina e dalla Valtellina creando
dei circuiti che mettono in relazione l'area delle Orobie occidentali
con quella lariana, la Valtellina e Bergamo oltre che direttamente
con Milano.
Tra
i programmi dei FPO anche la partecipazione con un ruolo di spicco
all'evento Terre d'Alpe che tra l'autunno 2014 e la primavera 2015 in
prossimità di Expo si prefigge di portare - come è già successo
con una prima edizione a Cuneo tra dicembre 2013 e febbraio 2014 - il
mondo del pastoralismo e dell'alpeggio nelle città (in questo caso
Bergamo e Brescia). Tutte queste iniziative saranno presentate in una
conferenza stampa a Bergamo Città Alta nelle prossime settimane.Il Bitto storico parla sempre più giapponese
(18.12.13) L'articolo su un importante magazine giapponese di Keiko
Kato e Maiko Masuko due fotografe di vini d'autore innamoratesi del
Bitto storico. Ora è in cantiere il libro delle loro foto dei casari
Il Bitto storico parla
sempre più giapponese
di Michele Corti
Keiko Kato e Maiko
Masuko sono due fotografe
giapponesi specializzate in vino d'autore. Hanno ritratto vignaioli e
vigne (tutti artigianali al massimo) in Francia, Italia, Georgia (la
patria del vino) producendo diversi libri fotografici. Qualche anno fa
hanno conosciuto a Cheese il Bitto storico e sono rimaste folgorate
tanto da decidere di dedicarsi allo "storico" con lo stesso approccio
del vino: raccontando gli autori, i loro volti, i loro gesti. Nel 2012
hanno realizzato un lungo reportage fotografico sui 13 alpeggi del
Consorzio salvaguardia
del Bitto storico. Io le ho accompagnate a piedi o con il Suzuky su 11
alpeggi. Su sue alpeggi dove il percorso a piedi era un po' troppo
faticose le ha accompagnate in elicottero Gino Cattaneo, il patron de La
Brace (sempre in prima fila quando c'è da sostenere il Bitto storico).
Uno degli alpeggi raggiunti in elicottero è Cavizzola dove carica
l'Alfio (Sassella) cui si riferisce la foto sotto (che sarà pubblicata
nel libro).
Il
reportage è stato realizzato con l'idea di pubblicare un libro
fotografico dedicatoai
casari, agli autori del Bitto storico. I veri protagonisti del Bitto
storico sono gli alpeggi, le generazioni (decine) di casari che hanno
operato nel passato, la capra Orobica, i calecc', la storia
stessa. A patto che gli attuali autori del Bitto storico non si montino
troppo la testa, però, questo libro avrà per protagonisti loro: i casari
giovani o meno giovani, maschi o femmine, cui è toccato l'onore (ma
anche l'onere) di ricevere il testimone. Pascoli, calecc' e
animali saranno in secondo piano. Il testo sarà contenuto a poche mie
note introduttive, giusto per capire perché il Bitto storico è un
formaggio "eversivo", cos'è un calecc', ecc. Per il resto le foto
saranno accompagnate da succinte didascalie e da note minime
sull'alpeggio. Così, contenendo il testo al massimo, sarà possibile
pubblicare un'opera bilingue (italiano ed inglese) destinata a circolare
nel mondo dove di estimatori del Bitto storico
ce ne sono già tanti. Sarà anche possibile metterlo in vendita nei book
shops frequentati dai turisti che arriveranno nel 2015 per l'Expo. Il
programma prevede infatti che il volume fotografico esca nell'autunno
2014.
Il libro delle fotografe giapponesi sarà pronto nell'autunno 2014
Il "piano"è nato ieri a casa mia dove Keiko e Maika si sono incontrate con me
e Giampiero Mazzoni. Con Giampiero c'è l'intenzione di realizzare (sempre in vista dell'Expo) una nuova edizione del libro "Il formaggio Val del Bitt. La storia, gli uomini gli alpeggi"
(M.Corti, G.P. Mazzoni, C. Ruffoni) che era stato pubblicato da Ersaf
nel 2009 ma che è esaurito da tempo. Così, visto che le belle foto di
Keiko e Maika sono sempre ne cassetto abbiamo rotto gli indugi e deciso
di partire anche con il loro libro. Fare da sé senza aspettare le
sovvenzioni delle istituzioni deve diventare la nuova parola d'ordine di
chi opera in montagna. Al massimo cercheremo degli sponsor privati.
Lamentarsi non serve a nulla. Se le istituzioni non fanno niente (anche
per Expo) bisogna che la società impari a tornare a contare sulle
proprie forze, sul mutualismo, sulla solidarietò, sullo spirito
comunitario e di autoimprenditorialità. Non si illudano, però, i
politicanti, i burocrati, le lobby di regime che poi non si andrà
a chiedere il conto della destinazione delle gabelle versate dai
contribuenti-servi-della-gleba. Facciamo da soli, impariamo a gestire e
finanziare servizi, cultura (ma poi lorsignori faranno a meno del nostro
sangue fiscale). Fortunatamente in Lombardia (e in Italia) ci sono
ancora energie sane, voglia di fare, risorse che attendono solo di
essere valorizzate. Macerarsi nella delusione e nel risentimento non
serve a nulla. Non c'è mezzo migliore per mettere in crisi il regime che
operare in
modo costruttivo per risolvere i problemi a dispetto dei bastoni
collocati sempre più numerosi in mezzo alle ruote dalle istituzioni e
dalla burocrazia.
Il Bitto storico su Sotokoto
Ieri
Keiko e Maika mi hanno consegnato una copia di Sotokoto, un magazine
mesnile giapponese molto
diffuso (è anche flight magazine delle Japan Airlines). Un anno fa, al
rientro in Giappone tra un tour in Georgia e uno in Valtellina, Keiko e
Maika avevano pubblicato un articolo di 4 pagine su Sotokoto (n.
dicembre 2012). Fatte le scansioni delle pagine l'ho riportato qui sotto
(cliccare le miniature per l'immagine a grande dimensione). La rivista è
interessante perché è una rivista di tendenza che propaga i valori
Loha. Qualcosa che ha a che vedere con "slow food", "slow
life", "ecotourism". Il target è un pubblico metropolitano interessato a
quanto è "buono, pulito e giusto" nel campo del consumo ma anche molto
attento alla tradizione. Un edonismo temperato da una considerazione non
formale per la sostenibilità, il benessere animale ecc. È di certo
interessante questo scambio tra la visione "slow" nata in un contesto
italiano e queste tendenze che maturano in Giappone. In Italia
tradizione e modernità (con
i corollari di benessere, comfort, realizzazione individuale) sono state
viste in antitesi. In Giappone, come sappiamo tutti, tradizione e
modernità rappresentano termini dialogici. Così alla fine siamo noi gli
schiavi della novità tecnologica più di loro. Non deve meravigliare che
in Giappone il Bitto storico registri interesse e sostegno. Forse sono
più in grado i giapponesi di apprezzarlo che tanti lombardi che si sono
appiattiti in una tensione modernistica unilaterale,
che ignorano o disprezzano la propria storia e cultura (ricche e
complesse come in tante altre parti d'Italia). Il guaio è che anche le
pseudo "classi dirigenti" sono su questa linea e pensano che i valori
del locale siano "provinciali". Visto cosa emerge nel mondo a dimostrare
ignoranza e provincialismo sono proprio loro che non si accorgono come
ci sia la corsa a recuperare e rifunzionalizzare tradizioni e culture,
anche molto meno "dense" delle nostre. Così
quando la pseudo "classe dirigente" degli pseudo imprenditori, dei
burocrati, dei politicanti ha la ventura di incontrare fenomeni come il
Bitto storico sulla propria strada che fa? Li considera una seccatura,
una fisima da ultimi dei moikani. "Alla fine è solo un formaggio, che
fa un fatturato ridicolo" dicono gli ignoranti. Non capiscono che dietro
il formaggio "Bitto storico" c'è un fenomeno culturale, sociale,
politico. Che li seppellirà
Sotokoto Cristina Gusmeroli (18 anni) e Dino Papini (17 anni) (a proposito dei
vecchi casari trogloditi e fossilizzati sui pregiudizi del passato)
Clicca sulle miniature per guardare la pagina a grande formato
domenica 24 novembre 2013
Progetto "Vie dei principi delle Orobie":
Fuori la neve dentro tanto calore per il Bitto storico e gli altri Principi delle Orobie
Gerola Alta (24.11.2013) - Oggi presso il PalaGerola si è svolta la manifestazione di presentazione del progetto "Le vie dei Principi delle Orobie verso l'Expo 2015". Il clima era di anticipo d'inverno. Al di la delle ampie vetrate della struttura si potevano scorgere tetti e abeti carichi di neve. Dentro, però, non è mancato il calore dell'accoglienza riservata dai presenti ai Principi (i formaggi degustati nella mattinata), al menù degli chef di Slow Cooking, e alla presentazione del progetto delle "Vie dei principi".
Rappresentati delle condotte lombarde di Slow Food e fedeli e appassionati sostenitori del Bitto storico non si sono lasciati scoraggiare dalle previsioni meteo poco incoraggianti. Sono venuti dalla Valtellina, dalla Brianza, da Lecco, dalla Val Varrone, da Bergamo, da Varese.
C'erano anche i rappresentanti degli altri Principi venuti per l'occasione dall'alta Valbrembana, da Taleggio, dalla Valle Imagna (Locanda Roncaglia). Dalla Val Poschiavo è arrivato Plinio Pianta il presidente di Amamont (l'associazione transfrontaliera amici degli alpeggi e della montagna). Presente anche Enrico Dioli, presidente dell'associazione Valtellina nel futuro.
La presentazione del progetto
Per presentare il progetto sono intervenuti Paolo Ciapparelli (presidente del Consorzio per la salvaguardia del Bitto storico), Lorenzo Berlendis (Slow Food Lombardia), Alvaro Ravasio (presidente del Consorzio per la tutela dello Strachitunt SVT Dop), Michele Corti (Soc. Valli del Bitto e animatore del percorso di progettazione delle Vie dei Principi).
Ciapparelli ha ripercorso le tappe che hanno portato a ristabilire rapporti di amicizia e di collaborazione tra comunità collocate in due diverse provincie ma unite da antichi e profondi legami e lontane solo pochi chilometri in linea d'aria.
Ciapparelli ha ripercorso le tappe che hanno portato a ristabilire rapporti di amicizia e di collaborazione tra comunità collocate in due diverse provincie ma unite da antichi e profondi legami e lontane solo pochi chilometri in linea d'aria.
Dall'idea di realizzare delle escursioni tra queste località collocate intorno al Pizzo dei Tre Signori si è arrivati a concepire una collaborazione di più ampio respiro tra località e formaggi, in questo allargamento, è maturata quasi spontanea l'idea dei "Principi delle Orobie" che si è concretizzata nella partecipazione comune a importanti eventi (a partire da Cheese 2011). Parallelamente si è passati a concepire un'insieme di itinerari per collegare alpeggi e caseifici legati alla produzione del "Principi" coinvolgendo i rifugi ed altre strutture turistiche.
Berlendis ha ribadito l'interesse con il quale Slow Food segue l'evoluzione del progetto del Principi. Non solo perché comprendono ben tre presidi Slow Food ma anche perché rappresentano un modello virtuoso. Ha anche sottolineato come, nell'ambito del coinvolgimento di Slow Food nell'Expo (con una probabile presenza con spazi espositivi), progetti come quello dei Principi non potranno non avere spazio e attenzione. Questi prodotti, infatti, richiamano quali sono o dovrebbero essere i temi ispiratori dell'Expo. Essi, per di più si prestano a richiamare l'attenzione sul ben diverso ruolo dei diversi modelli di produzione alimentare in termini di impatti ambientali e di trasformazioni climatiche.
Ravasio, che oltre che presidente del Consorzio Strachitunt è imprenditore caseario in Val Taleggio, ha messo l'accento sull'importanza che i soggetti imprenditoriali del territorio (dalle aziende agricole, alle rivendite alimentari, agli artigiani) diventino protagonisti in prima persona delle iniziative che li riguardino imparando a non delegare a associazioni di categoria, politica, amministrazioni pubbliche la soluzione dei loro problemi. Una sottolineatura che si traduce nell'invito a fare rete e ad attuare iniziative senza aspettare nessuno.
Il segreto dei Principi: leggere la storia e il territorio, costruire reti di fiducia e collaborazione sincera
A Corti è toccato presentare il progetto nei suoi contenuti ormai ben delineati. Ha ripreso gli spunti dell'intervento di Ciapparelli sui rapporti tra le valli orobiche evidenziando come le idee forza del progetto "Vie dei Principi" nascono dallo studio della storia. Le Orobie occidentali rappresentano un grande comprensorio pastorale in forza di clima e orografia, ma sono anche in connessione con la Valtellina, il Lago di Como, Bergamo e - tramite Como e Lecco - con Milano. Un mondo alpestre ma non "fuori dal mondo".
Il Bitto e il Branzi (nome che un tempo assumeva il Bitto commercializzato sulla piazza di Branzi in alta Val Brembana) viaggiavano l'uno sulla via d'acqua del Lario, l'altro per la via Priula godendo di due vie che per gli standard dei secoli passati erano "autostrade". In più la connessione strettissima tra Orobie occidentali e città e pianura lombarda era costituita dalla transumanza stagionale dei bergamini/malghesi che ogni primavera (dal XV al XX secolo) risalivano con le loro "bergamine" (mandrie lattifere) dalle cascine che li avevano ospitato nella Bassa verso gli alpeggi della Valsassina, Valle Imagna, Val Taleggio, Alta Val Brembana, Val Tartano ed anche Valli del Bitto. Territorio in parte rude e poco ospitale, genuinamente alpestre e pastorale, ma nel suo genere ricco e collegato ai centri economici. Oggi questo dualismo: una montagna "vera", una realtà pastorale autentica ma al tempo stesso facilmente accessibile da tre lati: da Nord, dal Lago di Como, da Sud (Lecco e Bergamo) è l'elemento di forza di un progetto di lancio turistico delle Orobie occidentali quale destinazione pregiata di turismo gastronomico e culturale in un contesto di paesaggi e itinerari di montagna. La leva è rappresentata da una concentrazione di formaggi artigianali quale nessun altro territorio può vantare. Grazie ai Principi le Orobie possono divenire conosciute in tutto il mondo quale "terra alta di grandi formaggi". Poi c'è la grande risorsa dei rifugi, dei sentieri, delle testimonianze storiche (vie commerciali, miniere, chiese affrescate, borghi storici).
Il Bitto e il Branzi (nome che un tempo assumeva il Bitto commercializzato sulla piazza di Branzi in alta Val Brembana) viaggiavano l'uno sulla via d'acqua del Lario, l'altro per la via Priula godendo di due vie che per gli standard dei secoli passati erano "autostrade". In più la connessione strettissima tra Orobie occidentali e città e pianura lombarda era costituita dalla transumanza stagionale dei bergamini/malghesi che ogni primavera (dal XV al XX secolo) risalivano con le loro "bergamine" (mandrie lattifere) dalle cascine che li avevano ospitato nella Bassa verso gli alpeggi della Valsassina, Valle Imagna, Val Taleggio, Alta Val Brembana, Val Tartano ed anche Valli del Bitto. Territorio in parte rude e poco ospitale, genuinamente alpestre e pastorale, ma nel suo genere ricco e collegato ai centri economici. Oggi questo dualismo: una montagna "vera", una realtà pastorale autentica ma al tempo stesso facilmente accessibile da tre lati: da Nord, dal Lago di Como, da Sud (Lecco e Bergamo) è l'elemento di forza di un progetto di lancio turistico delle Orobie occidentali quale destinazione pregiata di turismo gastronomico e culturale in un contesto di paesaggi e itinerari di montagna. La leva è rappresentata da una concentrazione di formaggi artigianali quale nessun altro territorio può vantare. Grazie ai Principi le Orobie possono divenire conosciute in tutto il mondo quale "terra alta di grandi formaggi". Poi c'è la grande risorsa dei rifugi, dei sentieri, delle testimonianze storiche (vie commerciali, miniere, chiese affrescate, borghi storici).
Su queste basi si è elaborata una proposta di offerte turistiche differenziate (visiter accompagnate, pacchetti, supporti alla fruizione "libera") che presuppone una stretta collaborazione intervalliva e tra operatori di diverse categorie. Si tratta di offrire supporti informativi, servizi di navetta, di accompagnamento, di prenotazione efficienti. Una bella sfida, ma anche
un'occasione per fare un salto di qualità, un'occasione di quelle che si presentano una volta sola nella vita. Un'occasione, per esempio, per imparare a coordinarsi, a non organizzare eventi in contemporanea, a ribaltare concorrenzialità sterili in complementarietà. Occorrerà molta formazione, molta professionalità, ma anche tanta disponibilità a lavorare insieme, a partecipare, a proporre, a superare le difficoltà.
un'occasione per fare un salto di qualità, un'occasione di quelle che si presentano una volta sola nella vita. Un'occasione, per esempio, per imparare a coordinarsi, a non organizzare eventi in contemporanea, a ribaltare concorrenzialità sterili in complementarietà. Occorrerà molta formazione, molta professionalità, ma anche tanta disponibilità a lavorare insieme, a partecipare, a proporre, a superare le difficoltà.
Rispetto ai grandi progetti affidati dalle istituzioni a centri e società specializzate che operano a tavolino questo progetto ha il vantaggio di ridurre notevolmente gli investimenti e di puntare a prodotti alla portata di mano degli attori locali, espressione dei loro obiettivi. Serviranno certo anche risorse finanziarie ma si preferisce puntare su sponsor privati. Le istituzioni, se vorranno, appoggeranno.
Il Bitto storico da la forza di credere e sperare anche a chi vuole produrre vino, mele, miele in modo naturale
Dopo la presentazione del progetto delle "Vie dei Principi" c'è stato tempo per qualche conversazione con amici vecchi e nuovi. Poi ci si è trasferiti al Centro del Bitto. La tappa nella casera di stagionatura, nel "Santuario del Bitto" è d'obbligo anche per chi lo conosce bene. Ogni volta il profumo che sale dalle scale mentre si scende al livello inferiore ti cattura come fosse la prima volta e, una volta scesi tra le scansie, non si può fare a meno di avvertire la potenza della magia del "tesoro delle Orobie". Dentro nel "santuario" si dimenticano le difficoltà e i dubbi. Quello che è stato fatto per mantenere questa realtà è comunque ben fatto.
Al Pala Gerola, e poi nel magico ambiente del "Santuario", i discorsi sul Bitto e i principi si sono intrecciati con quelli di altre realtà oltre ai formaggi. Si è parlato anche di vino e di miele con produttori valtellinesi che fanno riferimento all'esperienza del Bitto quale esempio. Non sono pochi i "ribelli del cibo naturale" che nel difficile contesto di una Valtellina dell'agroalimentare "di plastica" (immagine di montagne immacolate, realtà di materie prime global) lottano per affermare idee di agricoltura naturale, si sforzano di andare controcorrente
Quando si scopre che c'è chi trae fiducia e ispirazione da quanto fatto dal Bitto storico si ha l'impressione confortante che i semi non siano finiti sulla strada o tra i rovi, che l'esempio di chi tiene la schiena diritta produca frutti.
E' chiaro che il Bitto storico non è solo un formaggio ma un punto di riferimento per chi in Valtellina (e anche più in là) guarda ad un'altro modo di concepire non solo l'agicoltura e la produzione alimentare ma tutta la gestione del territorio e lo stesso "sviluppo".
E' chiaro che il Bitto storico non è solo un formaggio ma un punto di riferimento per chi in Valtellina (e anche più in là) guarda ad un'altro modo di concepire non solo l'agicoltura e la produzione alimentare ma tutta la gestione del territorio e lo stesso "sviluppo".
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